Tutto cominciò nei giorni dell’esaltazione del post Europeo del 2021,
quando la prudenza e la consapevolezza che quella vittoria fosse figlia solo del
miglior momento della nazionale di Mancini e di una serie di occasioni prese al
volo veniva dileggiata e apostrofata come propaganda anti-italiana.
Eh sì, le due partite decisive furono vinte ai rigori, certamente non
giocate male, ma in un torneo che anche il caso (vedi gol di Arnautovic nei
supplementari degli ottavi contro l’Austria annullato per centimetri) volle che
non finisse diversamente. Quindi non un segnale di un’Italia diventata
all’improvviso la più forte di tutte, ma sicuramente in quel momento la più
brava.
E invece bisognava “godere come ricci”, visto che “I Campioni dell’Europa siamo noi” e che i tanto decantati inglesi erano stati battuti a casa loro. Un’ubriacatura collettiva che contribuì ad un clamoroso distacco dalla realtà.
| Foto ilmessaggero.it |
Al rientro a settembre il pareggio casalingo contro la Bulgaria,
seguito da convocazioni e formazioni figlie della gratitudine, da un po’ di
sazietà e di deconcentrazione, iniziò ad aprire qualche crepa. Ma il percorso
mondiale sembrava ancora favorevole.
E invece no, due rigori sbagliati, con Jorginho sul banco degli
imputati, dimenticando che con i rigori si può vincere un Europeo, ma allo
stesso modo si può anche perdere. Fino allo choc della seconda mancata
qualificazione mondiale consecutiva nella più assurda ed inattesa sconfitta
casalinga contro la Macedonia del Nord.
| Italia eliminata dalla Macedonia del Nord (foto ilfattoquotidiano.it) |
C’erano ancora le qualificazioni europee in ballo, ma a un certo punto non si è capito più niente. Gravina ha cominciato a “promuovere” i collaboratori più fidati, nonché amici, di Mancini (mai veramente in sintonia con il presidente federale), e quindi sfilandoli dallo staff del CT.
Poi l’inserimento di figure che Mancio non gradiva e con cui non si è
mai preso, i suoi mal di pancia sussurrati e uniti al tempismo dell’offerta
araba, il conseguente “rapimento” di Spalletti da parte di Gravina, forse già
nel momento dei suoi dubbi se restare a Napoli oppure no, e forse ancor prima
che partissero le famigerate PEC di De Laurentiis.
Il tanto desiderato Spalletti fu spesso lasciato sotto il fuoco "amico", costituito soprattutto dai media di Roma e Milano, che avevano vecchi
conti irrisolti con l’allenatore ricordato per il pessimo addio con l’Inter e
per la querelle con Totti. Un uomo trasformato nel perfetto “villain”
dall’interpretazione quasi macchiettistica proposta dalla fiction “Speravo de
morì prima”.
| Giammarco Tognazzi interpreta Luciano Spalletti in 'Speravo de morì prima' (Foto Today.it) |
Dopo l’Europeo 2024 finito malissimo, con un percorso come da tradizione denso di psicodrammi, l’esonero dell’uomo di Certaldo era già bello che confezionato. Ma l’odiato Lucianone mise tutti a tacere con la vittoria in Francia in Nations League, senza però che Gravina, che l’aveva tanto voluto, l’avesse mai realmente protetto o difeso. Una rondine che non fece primavera, fino alla pesantissima sconfitta in Norvegia che diventò la profezia che si auto avvera. La paura era stata insufflata a tutta forza dai media in una squadra già fragile di suo, stanca per un campionato stressante, per niente serena e con un’ossatura interista traumatizzata dallo 0-5 subito dal PSG in finale di Coppa dei Campioni.
| Haaland esulta dopo un gol all'Italia (foto Taorminanews24.com) |
L’arrivo di Gattuso non poteva cambiare nulla, è stato voluto dai suoi
vecchi compagni di nazionale e da un ambiente corrivo, fingendo che alla
Nazionale bastasse la retorica del gruppo e della maglia sudata, cose che da
sole non fanno giocare bene a calcio e soprattutto diventano l’alibi perfetto
in mancanza del risultato: “ai ragazzi non posso rimproverare nulla, hanno dato
il massimo”.
Ci si chiede allora se il massimo di una squadra fatta di calciatori
che giocano in Champions, vincono scudetti, giocano in Premier League possa
essere mai fatto di partite calcisticamente indecenti come quelle che noi
italiani abbiamo dovuto subire in questi ultimi mesi davanti alla TV.
E non parliamo solo della Bosnia, ma anche dei 4 gol presi da Israele
in una vittoria fortunosa, ma considerata da tutti epica. Tralasciando la
disfatta casalinga contro una Norvegia che, per coprire la debolezza
caratteriale dei nostri, fu subito definita da Buffon come una tra le prime
cinque nazionali al mondo.
Ecco perché Gravina, Buffon, Gattuso e tutti gli altri sono
direttamente responsabili di questo sfacelo. E chi se ne frega se adesso si
vogliono tutti bene nello spogliatoio. Come ha detto Fabio Caressa, non stavano
facendo una gita, ma si giocavano l’obiettivo di una vita sportiva. Meglio
fossero stati delle canaglie, perché siamo stufi della retorica del gruppo,
delle cene e dei baci della buonanotte. Tante squadre hanno vinto anche con
giocatori che si odiavano.
Però ora restano tutti al loro posto, non si dimette nessuno, la faccia non ce la mettono più.
| Gattuso, Gravina e Buffon (foto infooggi.it) |
È lo specchio dell’Italia più triste, più retriva, quella incollata
alla poltrona, quella che evita di vergognarsi anche nel momento peggiore,
quella che dopo un’eliminazione epocale, la terza consecutiva, come mai
successo a nessuna nazionale Campione del Mondo, si presenta davanti ai
microfoni per auto complimentarsi.
E riesumando il famoso aforisma di Ennio Flaiano:
“la situazione non è seria, è molto grave sì, ma non è seria”.
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