venerdì 12 febbraio 2021

"PROVATE PURE A FERMARCI, NOI SIAMO IL NAPOLI".

"Non provate a fermarci, noi siamo il Napoli".

Uno degli slogan più stupidi mai sentiti.

Emblema di una grandeur percepita, ma non suffragata dalla storia. 

Perché tra l'altro quando hanno provato a fermarci lo hanno fatto. E lo fanno ancora, eccome se lo fanno.

Dallo Juventus allo Spezia, dall'Atalanta al Torino. A momenti ci riusciva pure l'Empoli.

Questo oggi, ma anche nel passato più felice.

E meno male che in questi ultimi anni Il Napoli ha sfatato tanti tabù. Perché prima dell'era De Laurentiis c'erano almeno una quindicina di campi sui quali il Napoli non aveva mai vinto. Tutti tabù sfatati negli anni di Mazzarri, Benitez, Sarri e Ancelotti.

Vorrei ricordare altresì a tutti i tifosi napoletani che non hanno memoria storica, che il Napoli non ha mai vinto a Perugia negli anni in cui ci ha giocato, e che negli anni di Maradona, per esempio, non si è mai vinto a Cremona, Empoli e Lecce, e che giocare in trasferta era spesso sinonimo di sofferenza. La prima vittoria ad Empoli, per esempio, è stata ottenuta pochi anni fa.

Questo ci fa capire come in questi ultimi anni, pur in assenza di un titolo estremamente significativo, abbiamo vissuto un'età dell'oro senza esserne consapevoli.

Ecco perché quello che sta accadendo in quest'ultimo periodo, al di là della posizione in classifica che alimenta ancora speranze di obiettivi raggiungibili, ci fa ripiombare in quegli anni in cui a Napoli si celebrava l'ennesimo campionato di assestamento, magari con una qualificazione alla Coppa UEFA che era vissuta quasi come un mezzo scudetto. Competizione dalla quale poi si usciva rapidamente l'anno successivo, perché poi il campionato era più importante. E quando un pareggio in trasferta veniva salutato con grande soddisfazione.

Purtroppo ultimamente la sconfitta sta diventando una triste normalità. 

E questa è una tabella con tanto di grafico delle sconfitte patite da Napoli nell'epoca De Laurentiis. Noterete la crescita delle sconfitte in questi ultimi due anni. Quindi chi vuole fermare il Napoli recentemente ci è riuscito benissimo. E al di là del fatto che il calcio moderno ci ha convinto che anche il pareggio è una mezza sconfitta, perdere deprime sia i tifosi che gli stessi giocatori.

RL

domenica 4 ottobre 2020

BEN VENGA IL 3-0 A TAVOLINO PER LA JUVENTUS


Come spesso capita quando di mezzo c’è Napoli, è partita puntuale la corsa al sospetto che dietro la decisione della ASL Napoli 1 Centro ci sia stata la SSC Napoli e il suo presidente Aurelio De Laurentiis.

Social media, blog, persino TV e testate giornalistiche, hanno lasciato intendere che la società partenopea abbia autonomamente deciso di non partire, usando il comunicato dell’ASL come foglia di fico a coprire mancanze e paure, quasi che l’Azienda Sanitaria fosse gestita da teste di legno e da tifosi.

Le accuse, poco velate, arrivano soprattutto dai sostenitori di una squadra e di una società che stava per ingaggiare un calciatore al centro di una truffa per l’ottenimento della cittadinanza italiana, truffa per la quale solo quella società poteva (anche inconsapevolmente) trarre beneficio. Però in quel caso (nonostante l’eventuale vantaggio della Juventus fosse ben più chiaro e corposo rispetto alla presunta convenienza del Napoli nel non partire per Torino), gli stessi media si sono ben guardati dallo speculare o dal lanciare accuse ad una società che, fino a prova contraria, non risultava coinvolta. Anzi, hanno fatto a gara per difenderla.

Ora questi sostenitori, sui social media, sui blog e nelle redazioni di giornali e TV, pretendono la vittoria a tavolino della Juventus sul Napoli.

E stavolta io sono d’accordo con loro.

Ben venga l’imposizione della Lega Calcio a lasciare invariato il programma.

Ben venga l’ingresso in campo della Juventus alle 20:45.

Ben venga il 3-0 a tavolino a favore dei bianconeri.

Anzi, il presidente del Napoli De Laurentiis, con la squadra titolare bloccata a Napoli dalla decisione dell’ASL, avrebbe dovuto mandare a Torino la squadra Primavera che, a quanto pare, non aveva l’obbligo di isolamento fiduciario. Così avrebbe evitato la possibile sconfitta a tavolino e fatto contenti tutti quei tifosi italiani che sono certi che dietro la decisione dell’ASL ci sia il Napoli.

In questo modo la squadra bianconera sarebbe stata certa di ottenere i tre punti sul campo, anziché tramite il giudice sportivo.

Situazione molto cara alla storia di quel clubbasti ricordare il 10 giugno 1961

Eppure c’è un mondo che la pensa diversamente. Ad esempio, “Il Napolista”, attraverso il suo direttore, predica da giorni nel deserto. Ma se qualcuno dubita della buona fede della testata, ritenendola troppo schierata, vada a dare un’occhiata alle cosiddette “voci autorevoli”. In un mondo giornalistico sempre più fazioso, persino “La Repubblica”, attraverso gli articoli di Fabrizio Bocca, noto giornalista sportivo e amministratore di uno dei migliori siti sportivi in Italia,  è schierata sulle medesime posizioni di Massimiliano Gallo, scrivendo chiaramente di “comportamento irresponsabile da parte degli organi del calcio”.

Ma se per gli “organi del calcio” è irrinunciabile giocare per motivi meramente economici, per i tifosi è indispensabile arraffare (anche a tavolino) i tre punti che, nonostante i contagi in aumento ed un campionato dal futuro incerto, sono l’unica cosa che conta.

Però se tramite la giustizia sportiva dovesse arrivare il 3-0 per i bianconeri (che auspico, per mettere fine all'ipocrisia di un regolamento assurdo), il mondo del calcio smetta di chiedersi perché la Juventus è così poco amata da tanti italiani.

Roberto Liberale


lunedì 14 settembre 2020

I TIFOSI DELLA FERRARI HANNO RAGIONE, MA...


Credit Formula Passion
Anche la Formula Uno, come il calcio, sembra essersi rassegnata alla logica del “meritiamo di più”.
Credit Formula Passion
Nel suo “Caffè” del 14 settembre, commento audio per la testata “Formula Passion”, Pino Allievi torna a tirare in ballo la pazienza dei tifosi (minuto 0’25”), quasi fossero degli azionisti della Ferrari (o della EXOR). Abbastanza ironico sul doppio intervento in 18 ore del presidente John Elkann, Allievi non fa altro che ripetere il mantra di questo ultimo periodo, ovvero l’insofferenza del tifoso Ferrari per questa annata balorda.

Premesso che l’appassionato merita rispetto, concepire la Formula Uno solo come uno sport, alla stregua del calcio (o del Basket, del Ciclismo, del Badminton o del Cricket in altre parti del mondo), significa sminuirne il contesto. La Formula Uno è sempre stata una propaggine dell’industria automobilistica, figlia della tecnologia, della finanza, della politica e dello stesso mercato automobilistico. E di tutti i momenti che esso attraversa, crisi comprese. 
Credit Formula Passion

I tempi eroici della Hesketh o della Shadow sono finiti 40 anni fa. Comprendo che c’è poco di romantico in questo scenario, ma bisognerebbe convincere gli amministratori delegati che autorizzano investimenti di centinaia di milioni di euro a rivedere questa visione.

La crisi Ferrari nasce dal patto segreto con la FIA, il cui contenuto è sconosciuto a tutti tranne che ai firmatari. La scuderia di Maranello deve aver combinato qualcosa di davvero grosso se la Federazione ha non solo bloccato il motore del 2019, ma ha di fatto obbligato la Ferrari a rimanere tranquilla nell'angolino a farsi sverniciare (si dice così oggi?) da monoposto alle quali dava un paio di secondi di distacco fino allo scorso anno. 

Credit Sky Sport

Le parole di John Elkann circa la consapevolezza, sin da inizio stagione, che la Ferrari fosse una squadra tra il quarto e il sesto posto dicono tantissimo, pur senza svelare il contenuto dell’accordo. Il fatto che poi le altre scuderie abbiano introdotto aggiornamenti alle proprie vetture, mentre la Ferrari sia rimasta praticamente ferma, è un secondo indizio fondamentale.

Credit Formula Passion

La FIA ha subito pressioni enormi da parte di alcuni team, in particolare dalla Red Bull, per rendere pubblico l’accordo con la Ferrari, con conseguente squalifica e perdita di tutti i punti conquistati nella classifica costruttori 2019. L’obiettivo era spartirsi il tesoretto di svariati milioni toccato invece a Maranello, anche grazie al secondo posto in classifica. Milioni che sarebbero invece svaniti nel nulla in caso di irregolarità pubblicamente acclarate.

Una perdita forse insostenibile per la Ferrari, anche come ritorno di immagine sulla casa di Maranello e sul suo maggior azionista. Passare pubblicamente come un team poco rispettoso delle regole avrebbe causato una reazione a catena inimmaginabile sul mercato delle autovetture, ma soprattutto sui mercati azionari. 

Credit Autosprint

Probabilmente rassegnarsi ad una stagione forzatamente nelle retrovie imposta dalla federazione, in cambio del silenzio sull’affaire motori 2019, del rinnovo del “Patto della Concordia” alle migliori condizioni possibili e, di conseguenza, ai tanti milioni necessari all'industria Ferrari, è stata l’unica scelta possibile.

I tifosi, e coloro che li tirano in ballo di continuo, se ne facciano una ragione. 


Roberto Liberale


venerdì 4 settembre 2020

Corsi e ricorsi nei disastri sportivi della Rossa di Maranello. Gli anni più bui.

Il Gran Premio di Monza è il momento della stagione che storicamente meglio si presta ai bilanci dell’annata della Ferrari in Formula Uno. Il weekend brianzolo in passato ha spesso rappresentato  il momento più alto dell’annata ferrarista. Sono state infatti tre le stagioni in cui il titolo piloti è stato conquistato dalla Ferrari proprio a Monza (anche se purtroppo una volta, nel 1961, con risvolti tragici per la morte di Von Trips), ed in altre cinque occasioni la Ferrari è arrivata a Monza con il campionato del mondo piloti già conquistato.


Scheckter campione del mondo insieme a Villeneuve sul podio di Monza 1979
(credit www.motorinews24.com).
In basso Schumacher dopo il trionfo a Monza nel 2000 (credit Ercole Colombo)

























La stagione 2020 purtroppo si presenta come una delle più complicate nella storia della scuderia di Maranello, a distanza di 40 anni esatti dalla peggiore stagione ferrarista in assoluto dal punto di vista dei risultati sportivi.

Ma se la stagione 1980 è stata quella in cui la Rossa di Maranello non ha raccolto alcun podio, ma appena 8 punti (frutto di cinque piazzamenti minori in 14 Gran Premi), ce ne sono state altre altrettanto fallimentari. Basterebbe tornare indietro di appena sette anni da quel 1980 per ritrovare una stagione senza vittorie e senza podi. Oppure tornare ancora un po’ più indietro per un’altra stagione povera di risultati (il campionato 1969, undici anni prima di quel 1980,  finì con appena un secondo ed un terzo posto). Oppure, se volete, andate avanti di undici anni dal 1980, visto che nel 1991 iniziò un triennio senza vittorie. Perché stranamente i successi e gli insuccessi della Ferrari sembrano avere una ciclicità.

E se dal 1994 in poi la Ferrari riuscì pian pianino a galleggiare, fino a tornare a lottare per il mondiale e vincerne poi ben sei in 8 anni, il fantasma del fallimento si ripresentò vivo e vegeto nel 2009, con l'incapacità assoluta (da questo punto di vista comune a tanti team) di recepire al meglio le novità regolamentari, cosa che fece alla grandissima la Brawn GP, gestita da colui che fu il “deus ex machina” della Ferrari tra il 1996 e il 2006. L’annata della Rossa si concluse comunque con un Gran Premio vinto, ma con la discesa dal podio del campionato costruttori dopo ben 15 stagioni consecutive ai primi tre posti e otto campionati costruttori conquistati, oltre ai sei vinti dai piloti di Maranello.

E ora, guarda caso, a distanza di 11 anni da quel 2009, si ripropone lo spettro del disastro Ferrari.

Quasi sempre questi annate fallimentari hanno avuto in comune l’arrivo o l’approssimarsi di cambi regolamentari. A volte ciò ha causato una certa lentezza nello sviluppo e nel recepire le novità regolamentari. Altre volte c’è stata indecisione sulla tipologia di vettura da sviluppare. Altre volte, in passato, la casa di Maranello era impegnata su più fronti sportivi e non dedicò il meglio delle sue forze allo sviluppo delle vetture di Formula Uno. 

Ma andiamo per gradi e in ordine cronologico per descrivere le annate più nere (sportivamente, s'intende).


(Credit i.ytimg.com)
1962: la Ferrari 156 F1, campione del mondo con Phil Hill nel 1961, non fu ulteriormente sviluppata né migliorata. Questo soprattutto per l’addio dell’ing. Chiti e di altri tecnici dell’anno precedente. La stagione si concluse senza vittorie, ma con 8 podi. La scuderia di Maranello, campione uscente, terminò appena sesta nella classifica costruttori.



Credit api.ferrarinetwork.ferrari.com

















1969: la Ferrari 312 F1 era stata progettata per il mondiale 1966 ed aveva già corso tra il 1966 e il 1968, ottenendo tre vittorie in tre anni ed un secondo posto nella classifica costruttori nel 1966. Era ormai una vettura non più competitiva, ma a Maranello la maggior parte dell’attenzione era stata dedicata al rientro nell’International Championship for Makes (Campionato del mondo sport prototipi). Come riportato dal sito web Circusf1.com ”…Inoltre Il motore delle Ferrari 312 (1966-1969) fu frutto di “improvvisazione”. La Ferrari, infatti, all’alba della introduzione delle unità aspirate di 3000 cc (1966), non aveva un motore pronto…” Durante la stagione lo sviluppo della vettura fu interrotto per concentrarsi meglio sulla vettura successiva, la Ferrari 312B. La stagione si chiuse con il quinto posto nella classifica costruttori e appena 7 punti conquistati in undici Gran Premi.

Credit ferrari-cdn.thron.com


1980: la Ferrari 312 T5 fu l’erede della 312 T4 campione del mondo 1979. Mantenne il motore aspirato da 3 litri, ma lo sviluppo della vettura fu abbandonato per dedicarsi con tutte le forze alla progettazione e lo sviluppo della vettura dell’anno successivo, dotata di motore turbo-compresso. Il motore “piatto” della Ferrari 312 T5 era poco adatto ad una vettura che volesse sviluppare pieno effetto suolo. In tutto ciò le motivazioni del campione del mondo Jody Scheckter erano al lumicino. Non a caso il pilota sudafricano si sarebbe ritirato proprio al termine di quella stagione. Nella foto il commento a termine stagione dell’allora direttore di Autosprint, il compianto Marcello Sabbatini, pubblicato sulla rivista di fine anno 1980.



Credit i.pinimg.com

Triennio 1991-1993: la Ferrari 642 F1 era nata come sviluppo della 641 che aveva sfiorato il titolo mondiale con Alain Prost nel 1990. Ma nel frattempo le altre scuderie avevano sviluppato le loro vetture con concetti molto più innovativi rispetto alle poche modifiche (negative per molti aspetti) studiate dalla Ferrari. La 642 parve obsoleta rispetto alla concorrenza, tanto che, a campionato in corso, fu sostituita dalla 643, che però pativa problemi di telaio e sospensioni. La nuova vettura riuscì a conquistare sei podi in dieci gare, contro i due in sei gare della 642. La stagione 1991 si concluse senza vittorie.


Credit Formula Passion

Nel 1992 la Ferrari presentò la F92A come una vettura innovativa ed estrema. Come riportato dal sito web Formula Passion, “… Il progettista francese Migeot, un ingegnere aeronautico, aveva pensato la sua prima Ferrari con linee che ricordavano da vicino quelle di un moderno velivolo. Per tale motivo, la stampa specializzata iniziò a chiamare la monoposto di Maranello con l’appellativo di “caccia”. L’innovativo aspetto telaistico doveva costituire il punto di forza di questa monoposto, ma purtroppo né decretò implicitamente il fallimento…” La stagione si concluse senza vittorie e con appena due podi.

 

Credit Formula Passion

La vettura del 1993, la F93A, soffrì invece di scarsa affidabilità. Come descritto dal sito web Formula Passion, la Ferrari cercò la carta disperata di un pool di ingegneri formato da John Barnard, riassunto dal Cavallino dopo la precedente esperienza di qualche anno prima, Harvey Postlethwaite, George Rayton e Claudio Lombardi. Fu la prima Rossa dotata del sistema di sospensioni a controllo elettronico che aveva fatto la fortuna della super Williams iridata con Mansell nella stagione precedente. Forse non fu possibile recuperare il ritardo accumulato rispetto a scuderie che erano molto più avanti nello sviluppo delle innovazioni tecnologiche applicate alle vetture di Formula Uno. Anche la stagione 1993 si concluse senza vittorie, e con soli 3 podi.


Credit www.carthrottle.com
2009: la Ferrari F60 fu progettata e sviluppata a fronte delle modifiche regolamentari in vigore da quella stagione. La Brawn GP BGP 001 dominò la stagione anche grazie all’utilizzo di alcune “zone grigie” del nuovo regolamento, cosa che la mise in una condizione di predominio durante tutta la stagione. Fu soprattutto l’inizio di stagione a destare scalpore, tanto che i termini “crisi” e “disastro”erano diventati di pubblico dominio, come ad esempio in questo articolo sul Blog di V. Borgomeo su “La Repubblica.it”. La stagione si concluse con una vittoria e 5 podi, e il quarto posto nel campionato costruttori.

Sono passati 11 anni da allora, e la Ferrari non vince un mondiale piloti dal 2007 ed un campionato costruttori dal 2008. Il quadriennio che seguì la stagione 2009 si chiuse con profondi cambiamenti organizzativi, che sono iniziati nel 2014 e sono proseguiti negli anni a seguire. La Ferrari non ha mai smesso di essere realmente competitiva, dal 2010 fino allo scorso anno. Questa stagione, che si presenta negativa come poche, avrà modo di essere analizzata a fine 2020.

Ma c'è un altro storico problema che la Ferrari dovrebbe prima o poi analizzare, nonostante abbia vinto tantissimo: i troppi mondiali persi per un pelo, sfuggiti principalmente nelle seconde parti delle varie stagioni, soprattutto se contrapposti ai pochissimi titoli vinti in rimonta o sul filo di lana.

Essi denotano una sindrome da braccino del tennista nella fasi decisive dei campionati. O forse si tratta solo di difficoltà nel gestire la tensione delle gare decisive quando non si ha un vantaggio rassicurante.

I numeri ci dicono infatti che, dal 1974 in poi, sulle 22 volte in cui la Ferrari conduceva il mondiale piloti o era in piena lotta dalla metà campionato in avanti, è riuscita a portare a casa il titolo solo in 9 occasioni, appena il 41%.

Spesso subendo rimonte, oppure sconfitte brucianti all'ultimo Gran Premio oppure crollando completamente nelle seconde parti delle stagioni. In alcuni casi si è trattata di pura sfortuna (l’incidente di Lauda nel 1976), ma tra cattiva gestione, crolli di prestazione e crolli psicologici, alcuni piloti che avrebbero certamente meritato il mondiale hanno finito la loro esperienza in Ferrari senza conquistare alcun titolo con la Rossa. Regazzoni, Alboreto, Prost, Alonso, Vettel, e persino piloti partiti quali comprimari, come Irvine e Massa, ci sono arrivati molto vicino. Tutti in testa al campionato o vicinissimi al leader fino a pochi Gran Premi dal termine. Tutti battuti nel finale di stagione, Alonso e Vettel addirittura per due volte. Ma persino Schumacher, 5 volte campione del mondo in Ferrari, poteva vincere altri titoli, visto che in altre tre occasioni ci è arrivato vicinissimo.

Dei 9 titoli mondiali piloti vinti negli ultimi 45 anni, appena due sono stati vinti in rimonta. Altri 6 sono stati dei KO prima del limite, tutti acquisiti in anticipo, addirittura nel 2002 Schumacher si laureò campione del mondo con 6 Gran Premi ancora da correre. 

Nel 2003 invece il braccino corto stava per provocare un disastro sportivo, con Schumacher che nell'ultima gara partì quattordicesimo e vinse il mondiale grazie ad uno stiracchiatissimo ottavo posto e alla vittoria del suo compagno di squadra Barrichello, che impedì a Raikkonen di completare un’incredibile rimonta.

Quel Raikkonen che alla guida di una Ferrari riuscì quattro anni dopo a compiere l’unica vera rimonta nella storia recente della Rossa, andando a vincere il mondiale 2007 con due vittorie nelle ultime due gare, recuperando così ben 17 punti a Lewis Hamilton che era quasi certo del titolo (la vittoria allora valeva 10 punti). Questa impresa, insieme forse a quella di Schumacher del 2000 (quando il tedesco infilò 4 vittorie consecutive negli ultimi 4 Gran Premi, staccando Hakkinen che aveva lottato testa a testa con il ferrarista fino a tre gare dalla fine), resta la vera anomalia statistica nella storia recente della Ferrari.

Eccezione che conferma l’esistenza di una sorta di comfort zone della Ferrari. Ovvero, il mondiale si vince soprattutto facendo una grandissima prima parte di campionato e accumulando vantaggi rassicuranti per il finale di campionato. Magari chiudendo il campionato prima delle ultime gare.

Per chiudere ecco in basso alcuni dettagli statistici riguardanti la Ferrari:

  • Mondiali piloti vinti: 14 su 70 (20%), 15 (21,4%) se si include il mondiale 1956 vinto da Fangio su Lancia-Ferrari.
  • Campionati costruttori vinti (Trofeo istituito nel 1958): 16 su 62 (25,8%)
  • La Ferrari è arrivata 19 volte seconda e 11 volte terza nel campionato costruttori, per un totale di 46 volte sul podio (74,2%). Il peggior piazzamento nella classifica costruttori è stato ottenuto nel 1980, decimo posto su 11 scuderie arrivate a punti. Altri 4 team gareggiarono in quella stagione senza ottenere alcun punto.
  • Le stagioni con più vittorie sono cadute negli anni 2002 e 2004, con 15 vittorie cadauna. L’anno con più podi è stato il 2004, con 29 podi. Se raffrontiamo questi dati con il numero di Gran Premi nella stagione, le due stagioni con le percentuali più alte di vittorie sono state invece la 2002 e la 1952, rispettivamente con l’88,2% e l’87,5% dei Gran Premi vinti.
  • La stagione 1952 è anche quella con la più alta percentuale di podi, 15 in 8 Gran Premi (62,5%).
  • Le peggiori stagioni a livello di podi sono state la 1973 e la 1980. Zero podi.
  • Le stagioni senza vittorie sono state invece 14 (1950, 1957, 1962, 1965, 1967, 1969, 1973, 1980, 1986, 1991, 1992, 1993, 2014, 2016).
  • Dei 15 mondiali piloti vinti dalla Ferrari, cinque sono stati conquistati all'ultimo GP (1956, 1958, 1954, 2002 e 2007). Gli altri 10 sono finiti a Maranello prima dell’ultima gara. Rispetto al numero di gare, i tre campionati acquisiti con maggiore anticipo sono stati il campionato 2002 (dopo il 65% dei Gran Premi), quello del 1952 (dopo il 75% delle gare), nel 2001 (dopo il 76,5%) e nel 2004 (77,8%).
In basso il dettaglio del punto del campionato in cui i piloti Ferrari hanno conquistato matematicamente il titolo mondiale


L’ultima tabella riguarda i 13 mondiali, negli ultimi 50 anni, in cui la Ferrari è stata in lotta per il titolo piloti, ma senza vincerlo. Tredici campionati di cui almeno la metà erano quasi in tasca ai piloti di Maranello.




 


Roberto Liberale

martedì 28 maggio 2019

Sarri e la Juventus. Vincerà la professionalità o il sentimento?


Comunque vada a finire la storia della corte della Juventus per Sarri (notizia che ormai si sa essere vera, e non inventata da giornalisti anti-napoletani, o da cattivoni che volevano far soffrire i nostalgici del “Comandante”), è uscita definitivamente allo scoperto la distanza siderale che esiste tra le convinzioni di molti tifosi e la realtà. Lo sconcerto, la quasi disperazione e il rifiuto di un mondo reale, fatto prima di tutto di professionalità e di occasioni da cogliere, si tocca con mano. E non è successo ancora nulla. Almeno niente di ufficiale fino ad oggi.

Una faccenda che, se dovesse concludersi con l’ingaggio di Sarri da parte dei bianconeri, riproporrebbe il teatrino di “amore & tradimento” già visto dopo l’addio di Higuain. Tutto condito dall’arrivo delle troupe televisive pronte a fiondarsi nei “vicoli di Napoli” per far divertire i telespettatori non napoletani con l’immancabile nuova puntata di “core ‘ngrato”.

Il paradosso partenopeo è costituito principalmente dal fatto che ancora tanti tifosi sono certi al 100% che Sarri, per il suo carattere e le sue convinzioni, non accetterà mai una proposta della Juventus. E, allo stesso tempo, a causa della sua  immagine pseudo-rivoluzionaria e anti-sistema, sarebbe troppo lontano dalle logiche della società bianconera. Come se la Juventus, in tutta la sua storia, non avesse mai dato dimostrazioni di pragmatismo quando necessario.
E dimenticando che nel calcio, come nello spettacolo, spesso si cerca di dare una immagine di sé che possa compiacere il proprio pubblico, ma che magari non rispecchia fino in fondo le proprie convinzioni. O che a volte nella vita si faccia di necessità virtù. E il Sarri allenatore del Chelsea ha già dimostrato come si possa gestire la propria immagine in funzione dell’ambiente in cui si lavora.


Qualsiasi discorso improntato alla logica però non basta, tanto che la sicumera di tanti tifosi li porta ad essere convinti che, proprio per l’amore che nutre per Napoli, Sarri andrebbe ovunque, ma mai alla Juventus. Oppure che Sarri di notte non dorma, arrovellato dal dubbio se accettare o meno un eventuale proposta di Agnelli, Nedved e Paratici. Al massimo, se proprio fosse costretto ad andare alla Juventus (così scrivono in tanti sui social), lo farebbe solo per fare il contestatore interno e denunciare tutte le malefatte della società bianconera.

Un mix romantico-utopistico-sentimentale un po' ridicolo. 
Credo sia difficile che, in presenza di una reale proposta della Juventus, un allenatore come Sarri (se libero dal Chelsea) possa tirarsi indietro. Sicuramente non per i motivi che molti tifosi napoletani si illudono possano essere alla base di un eventuale gran rifiuto del “Comandante”.

Il calcio cuore e sentimento, se è mai esistito, è finito da un pezzo. Ammesso e non concesso che i sentimenti che Maurizio Sarri affermava di nutrire per il Napoli e Napoli fossero sempre stati sinceri e reali. I cosiddetti calciatori bandiera, spesso portati come esempio dell'attaccamento alla maglia, come Del Piero, Totti e De Rossi, sono sì rimasti nelle loro squadre del cuore, ma lautamente ricompensati da ingaggi da capogiro.
Spesso ben oltre i valori di mercato.

Aspettiamoci di tutto. Anche se quello che stiamo leggendo ed ascoltando dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che in fondo Kolarov tutti i torti non aveva...

Roberto Liberale

domenica 9 settembre 2018

ZONA 3 SPORT - Prima Puntata

Da un'idea di Luigi Gallucci, direttore della testata giornalistica Sportflash24, e di Michele Pisani, direttore della testata giornalistica Footballweb.it, nasce  una nuova iniziativa web. Un forum, che si svolge sotto la forma di video-chat, che dà voce all'opinione di alcuni operatori dell'informazione, coadiuvati da blogger e appassionati.
Il primo appuntamento del forum, che proseguirà con cadenza settimanale, è stato dedicato a quattro tra i "trending topic" della scorsa settimana.
Questo Blog, da me gestito, ha avuto l'onore di essere invitato ad esprimere la propria opinione su tali argomenti, il cui contenuto troverete in basso.
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Nota stampa “Meeting del 7 settembre 2018” svolto in videochat su temi a carattere sportivo nazionale e internazionale

Hanno partecipato:

Luigi Gallucci, direttore testata giornalistica Sportflash24 
Giuseppe De Silva, direttore Unica Channel Tv 
Andrea Cardinale, giornalista “Next Gen” 
Roberto Liberale, blogger 
(pagina web “Il Cabezon” http://ilcabezon.blogspot.com/ ) e collaboratore
testata giornalistica “Il Napolista” (pagina web https://www.ilnapolista.it/author/roberto-liberale/ e https://www.ilnapolista.it/)
Rosario Frattini, assiduo commentatore blog 
(principalmente “Bloooog!” di Fabrizio Bocca, pagina web http://bocca.blogautore.repubblica.it/ )


ARGOMENTO N° 1 / PRIMI 14 ANNI DI AURELIO DE LAURENTIIS ALLA GUIDA DEL CALCIO NAPOLI: LE CONTESTAZIONI FEROCI AL PRESIDENTE AZZURRO HANNO DELLE REALI FONDAMENTA ? SE SÌ, DI CHE TIPO: TECNICHE, AMBIENTALI, SOCIALI O ECONOMICHE?


FRATTINI: È importante ricordare che le contestazioni sono iniziate sin dal primo giorno della gestione De Laurentiis. Contestazioni ingiustificate alla luce dei risultati sportivi (ripetuti con una continuità sconosciuta nella storia del Napoli) e soprattutto economici di una società ripartita dal fallimento.
Come persona che segue il Napoli sin dagli anni '60 posso affermare che questo è il miglior periodo della storia azzurra. Negli anni ho visto avvicendarsi vari presidenti, dal mecenate Lauro fino al giorno d’oggi.
De Laurentiis è forse il primo vero presidente-imprenditore”.

CARDINALE: “A mio avviso le contestazioni sono ingiustificate. In molti non si sono resi conto di quanto il calcio sia cambiato. Sarebbe utile per molti leggere qualche nozione di micro e macro-economia, prima di mettere in atto certe contestazioni. 
Il presidente del Napoli ha fatto grandi investimenti non riconosciuti da determinati tifosi e, al tempo stesso, la squadra non ha mai smesso di essere in lizza per gli obiettivi sportivi”.

DE SILVA: “Resta giusto muovere delle critiche, rispettando però il lavoro delle persone.
Molte contestazioni sono strumentali. De Laurentiis ha condotto sin dall'inizio una battaglia per liberare le curve da personaggi equivoci e tutto ciò ha avuto - e sta avendo - un costo. Proprio quelle frange incendiano la guerra contro il presidente. In ogni caso, De Laurentiis è stato imprenditorialmente ineccepibile. 
Lascio solo un paio di critiche da annotare. In primis, per il bene della squadra, bisognerebbe curare meglio un'interfaccia tecnica interna. In seconda istanza, ma l’elemento non è affatto di secondaria importanza, reputo che sarebbe opportuno migliorare l’ambito mediatico che ruota quotidianamente intorno alla squadra e alla società”.

LIBERALE: “Le domande che farei io a tutti i detrattori sono: ‘Cosa sarebbe cambiato se DeLa avesse ascoltato le chiacchiere di tifosi e opinionisti cosiddetti ‘anti-pappone’ ?
I top player, ammesso e non concesso che fossero venuti a Napoli, avrebbero portato a vincere lo scudetto con certezza? E …cosa sarebbe successo nel frattempo al bilancio?’. La mia opinione in merito è che magari il numero di titoli sarebbe rimasto lo stesso di quello attuale e la società sarebbe andata in crisi.
Infine sottolineo che non solo non c'è riconoscenza, che è un sentimento nobile, ma neanche alcun riconoscimento del lavoro fatto dalla Società Calcio Napoli in questi 14 anni. E sono quasi certo che, in caso di scudetto nella stagione 2017/18, la società non ne avrebbe ricevuto alcun merito, che invece sarebbe andato esclusivamente all'allenatore Maurizio Sarri, colui che “avrebbe fritto il pesce con l’acqua”, come si suol dire nel nostro dialetto.
Insomma, mi sembra che De Laurentiis, qualsiasi cosa faccia, sbagli. Al di là dei suoi limiti caratteriali e degli errori sicuramente commessi”.

GALLUCCI: Secondo me non hanno fondamento, perché, prima di aprire bocca, basterebbe ricordare i record storici battuti da questo Napoli di ADL (2004-2018) e paragonarli ai risultati ottenuti dalla SSC Napoli dal 1926 al 2004. 
Oltre ai trofei vinti durante il periodo di Diego Armando Maradona (2 scudetti, una coppa Uefa, 1 coppa Italia e 1 supercoppa nazionale), il solo record particolare di cui si poteva vantare il Napoli calcio, rispetto a tutte le altre squadre, era l'essere stato l'unico club a vincere la coppa Italia in quanto formazione militante in Serie B. Correva l’anno 1962.
Naturalmente, va anche detto che il Napoli, attraverso i risultati dell’era pre-De Laurentiis, è riuscito ad entrare tra le 8 squadre italiane appartenenti a quello che definirei ‘Club Slam’, nel quale farei rientrare tutte quelle che hanno vinto, almeno una volta, i tre trofei italiani e almeno una Coppa Europea Uefa dal 1955 ad oggi. Oltre al Napoli, però, in questo ‘Club Slam’, ci sono la Juventus, l'Inter, il Milan, la Roma, la Fiorentina, la Sampdoria e la Lazio. Insomma, di originale, di ‘unico’, c’è solo la ‘coccarda tricolore’ del 1962. 
Dal canto suo, il Napoli dell’era De Laurentiis, unico presidente azzurro partito dalla C e salito fino agli onori della qualificazione in Champions, ha scritto alcune pagine che è importante sottolineare. In Serie A la sequenza di vittorie consecutive in un unico campionato era di 8 successi ed era stata stabilita dalla squadra capitanata da Maradona nella stagione 1987-88, quella dell’amaro 2° posto alle spalle del Milan di Sacchi. Tale primato è stato battuto dal team di Mr. Sarri, che ha portato la serie a 10 vittorie di fila nella stagione 2017-18, esattamente 30 anni dopo. Un calciatore del Napoli, Diego Maradona, deteneva il record di 115 gol in gare ufficiali col Napoli. Sotto l’era De Laurentiis capitan Marek Hamsik ha superato questa barriera, arrivando, ad oggi, a quota 120, ma tale cifra potrebbe essere migliorata, naturalmente. Nelle precedenti gestioni il miglior risultato in Coppa Campioni del Napoli era il piazzamento agli ottavi di finale della stagione 1990/1991 (con eliminazione ai calci di rigore contro lo Spartak Mosca). Sotto la presidenza De Laurentiis sono state 2 le qualificazioni agli ottavi di finale della massima competizione europea per squadre di club, con eliminazioni ad opera dei futuri vincitori del trofeo (Chelsea nel 2012 e Real Madrid nel 2017). Rimanendo in tale contesto-Champions, mai prima del 2016 il Napoli aveva partecipato all’evento per 3 anni consecutivi (e non è detto che non possa allungare la serie). Sotto la presidenza De Laurentiis ciò si è verificato (stagioni 2016-17, 2017-18, 2018-19). 
Passiamo all’ambito Nazionale. Su 7 stagioni di Serie A in cui il Napoli, dal 1926 ad oggi, è arrivato 2°, ben 3 sono state ‘targate ADL’. Su 2 supercoppe italiane, 1 è stata messa in bacheca con il patron azzurro attuale. Nella coppa nazionale, su 5 trofei vinti, 2 sono stati portati a casa dall’attuale gestione societaria. Inoltre, se si contano i titoli italiani assegnati dalla FIGC dall’anno solare 2012 ad oggi, ben 14 sono stati conquistati dalla Juve (7 scudetti, 4 coppe nazionali e 3 supercoppe), mentre gli altri sono andati al Napoli (3, due coppe nazionali e una supercoppa), alla Lazio (2, una coppa Italia e una supercoppa) e al Milan (1 supercoppa). 
A corollario di ciò, va notato che il calciatore argentino Gonzalo Higuain, al termine della stagione 2015-16, ha stabilito, con la maglia del Napoli, il record storico assoluto di reti segnate in Serie A nell’arco di un campionato a girone unico (ben 36), superando, in questa specifica graduatoria, il precedente primato di 35 reti dello svedese Gunnar Nordhal, che resisteva dal lontano 1950.
Al confronto, in questi ultimi 6 anni, società del calibro di Roma e Inter sono restate a ‘zero tituli’, come direbbe Jose Mourinho.
E dunque, se questi risultati, frutto di un’ attenta gestione amministrativa, debbono essere criticati ferocemente, allora c’è qualcosa che non funziona all’esterno della SSC Napoli”.


ARGOMENTO N° 2 / BOTTA E RISPOSTA: CHI VINCERÀ LO SCUDETTO 2018-2019?

FRATTINI: Juventus
DE SILVA: Napoli
GALLUCCI: Juventus
LIBERALE: Juventus
CARDINALE: Juventus


ARGOMENTO N° 3 / I FLOP DELLA SETTIMANA


Us Open Tennis 2018, la caduta di Roger Federer


GALLUCCI: Fondamentalmente Roger Federer ha perso perché incontrare a 37 anni negli ottavi di finale un cosiddetto pallettaro come l’australiano John Millman, n° 55 Atp, in un match al meglio dei 5 set, costa una enorme fatica, che a quell'età può creare problemi di tenuta fisica e mentale, soprattutto se le condizioni climatiche fanno registrare grande umidità, come lo stesso King Roger ha dichiarato nella conferenza stampa post-partita”.


CARDINALE: Credo che Federer abbia perso principalmente per una questione anagrafica”.

DE SILVA: L'umidità è la principale nemica dei giocatori anziani. Quella presente a New York ha messo KO Federer, però penso che Roger sull’erba di Wimbledon, ambito di gioco in cui le condizioni tecniche e climatiche sono a lui più congeniali rispetto a cemento e terra rossa, possa ancora esprimersi bene ”.

FRATTINI: “D'accordo con Cardinale. Anche la superficie di Flushing Meadows è più impegnativa a quella età. E con quel caldo ha finito per sfavorire Roger Federer”.

LIBERALE: “Non mi stupirei di un ritiro di Federer a breve. Magari dopo la vittoria del prossimo Australian Open”.


Formula 1, la sconfitta delle favoritissime Ferrari al Gp di Monza 2018


GALLUCCI: “Flop assolutamente inatteso per me, se penso al fatto che in Formula 1 la Ferrari ha un immenso patrimonio storico, tecnico e culturale che avrebbe dovuto materializzarsi nel giusto modo anche nell’ultimo Gp di Monza. Tutto ciò, invece, non si è assolutamente visto. E questa cosa mi preoccupa”.

CARDINALE: La monoposto di quest'anno è buona. Forse Sebastian Vettel è inadatto a portare alla vittoria questa macchina, perché sente un po’ troppo la pressione psicologica, a differenza del suo avversario diretto Lewis Hamilton su Mercedes. Kimi Raikkonen, invece, è un ottimo uomo squadra, ma nulla più. Poi, se fossi in Arrivabene, certi proclami inopportuni li eviterei”.

FRATTINI: “Sinceramente non riesco a fare il tifo per un’automobile. La Formula Uno non mi appassiona”.

DE SILVA: “Sebastian Vettel subisce la pressione che gli arriva da Hamilton. Avrebbe fatto meglio a lasciarlo passare in partenza per poi provarci dopo. Anche la tempistica del cambio gomme di Raikkonen credo sia stata errata. Credo che il Mondiale sia ancora recuperabile, dando però il massimo possibile”.

LIBERALE: “C’è una lunghissima storia di errori della Ferrari nella fase finale del campionato e di troppi mondiali persi per questi errori. Soprattutto quando la Ferrari era punto a punto con altre squadre, se non costretta ad inseguire.
Nel contempo Raikkonen è un pilota mediocre in questa sua fase di carriera, capace di non vincere neanche un Gran Premio in questa sua seconda esperienza in Ferrari e, soprattutto, incapace di togliere punti agli avversari della Ferrari, come invece fa Bottas su Mercedes con gli avversari di Hamilton.
Gli errori del muretto Ferrari a Monza sono stati lampanti e ne ho contati almeno quattro: strategia di squadra assente, tentativo inutile da parte di Vettel di sorpassare Hamilton in quello spazio e in quel frangente iniziale, gomme sbagliate a Vettel nel cambio forzato al primo giro, tempistica del cambio gomme di Raikkonen.
Non mi bevo la dichiarazione di Arrivabene circa il gioco di squadra. Il gioco di squadra lo ha inventato la Ferrari, e non mi pare che ci siano stati scrupoli in passato a far sacrificare i secondi piloti quando si chiamavano Massa, Barrichello o Irvine. E addirittura Gilles Villeneuve fu un fedele scudiero di Scheckter nella cavalcata trionfale di Monza 1979.
Per quanto riguarda l’inadeguatezza di Vettel, di cui parla Andrea Cardinale, non mi sento di essere d’accordo al 100% sulla suddivisione delle responsabilità. Il tedesco sente la pressione, ma non dimentichiamo che anche di Alonso si disse lo stesso. Si vede che la squadra non è sufficientemente serena e sicura di sé.
In ogni caso, a mio avviso, il mondiale difficilmente sarà recuperabile”.

ITALIA / NOTA STAMPA 8 SETTEMBRE 20