mercoledì 29 marzo 2023

I BIGLIETTI DEL NAPOLI SONO CARI RISPETTO AL PASSATO? FACT CHECKING PER I TIFOSI PIÙ GIOVANI E PER QUELLI CHE NON RICORDANO.

 

Credit immagine: Il Napolista del 08 agosto 2017

Proteste di molti tifosi napoletani (soprattutto via social, in verità) per il prezzo dei biglietti del Maradona. Questa volta sono i prezzi per Napoli-Milan, quarti di Champions League, ad essere nel mirino (minimo €72, massimo circa €300). Pur essendo gli stessi abbondantemente all’interno delle medie europee (e sotto quelle italiane per partite di pari importanza), molti napoletani si appigliano alla crisi economica per lamentarsi, come se non ci fossero 50.000 esseri umani, tra Napoli e provincia, in grado di spendere tra i 72 e i 300 euro richiesti.

“Ma il calcio è uno sport popolare”, dicono.

È vero, e molto prima che le leggi di mercato la facessero da padrone, precisamente fino agli anni ’80, c’era una legge dello Stato che limitava il prezzo dei settori popolari prima a 2.200, poi successivamente a 3.500, fino a 4.500 lire (meno del cinema, tanto per fare un paragone). Erano gli unici settori con prezzo calmierato per legge. E le società non potevano aumentarlo, pena sanzioni.

Anche gli abbonamenti erano soggetti alle stesse regole. Ma il primo ad aggirare questa legge fu proprio Corrado Ferlaino, la cui gestione è spesso celebrata da certi tifosi napoletani come antitesi della presunta lontananza dai desideri dei tifosi da parte di Aurelio De Laurentiis. Infatti, nel 1984, grazie ad uno stratagemma ideato da Antonio Pinelli, mente finanziaria del Napoli di allora, la Società Calcio Napoli, fresca dell’acquisto di Diego Maradona, si inventò la Quota ATCN (acronimo che stava per Associazione Tifosi Calcio Napoli), sbandierata come una sorta di quota di azionariato popolare, definita volontaria all’atto della sua istituzione, ma che senza la quale non era possibile acquistare quell’abbonamento che permetteva di godere delle gesta di D10S all’allora San Paolo.

Il bello è che le quote erano variabili in funzione del settore prescelto. Così i prezzi ufficiali si presentavano più bassi, visto che la destinazione delle quote doveva essere per iniziative a favore dei tifosi del Napoli e non era conteggiata ai fini di un ulteriore guadagno della società. Ma, in realtà, la cifra pagata dai tifosi era una delle più alte in Italia, anche se nei conteggi ufficiali degli incassi la quota addizionale ATCN era trasparente, facendo sì che nelle statistiche delle società di Serie A il costo dell'abbonamento apparisse più abbordabile di quanto fosse. 

Alla fine del ciclo di Maradona, tale quota fu oggetto di indagine per la presunta cessione proprio alla Società Calcio Napoli delle quote (circa 35 miliardi di lire) sugli abbonamenti acquistati (tra il 1986 e il 1994) attraverso la concessionaria di vendita, soldi che invece sarebbero dovuti essere destinati all’associazione ATCN. L’indagine finì poi in un nulla di fatto.

Credit immagine: 10maggio1987.it

Oggi come oggi, l’unico paragone possibile tra la partita del 18 aprile prossimo ed una dell’epoca di Ferlaino & Maradona, almeno come attrattiva, è quello con il primo turno della Coppa dei Campioni 1987-88, giocato al San Paolo il 30 settembre 1987 contro il Real Madrid. Bene, il prezzo di allora fu di Lire 27.500 per le curve, ben oltre tutti i prezzi dell’epoca per un settore popolare. I biglietti andarono esauriti in un amen, e nessuno si lamentò. Questo malgrado le chance di qualificazione degli azzurri fossero francamente ridotte, visto lo 0-2 dell’andata a Madrid. 

L’incasso di allora sfiorò i 5 miliardi di lire, per un numero di spettatori che superò di gran lunga i numeri ufficiali di 83.827 presenti. Si narra che in realtà allo stadio quella sera entrarono in 100.000. Molti gradoni (non c’erano ancora i sediolini) avevano 2 file di spettatori (testimonianza personale diretta), e i gradini delle scale di accesso ai settori erano tutti occupati da spettatori. Per la cronaca, la cifra incassata dal Napoli di Ferlaino, rivalutata al conio attuale, corrisponderebbe a quasi 6 milioni di euro del 2023.

Di fronte alle lamentele attuali, va anche ricordato che, per preservare la vendita dei biglietti, all’epoca non era garantita la diretta TV per le zone della squadra di casa, fino ad eventuale autorizzazione della società ospitante, della Lega Calcio o delle autorità. Quindi il tifoso aveva poco da scegliere. O comprava il biglietto per la partita o rischiava di seguirla solo alla radio. Di solito lo sblocco avveniva quando si raggiungeva il tutto esaurito, proprio per evitare che i tifosi, invece di correre allo stadio (cosa comunque rara per la Napoli dell’epoca), scegliessero di vedere la partita comodamente dal divano di casa, sui favolosi TV Color catodici da (massimo) 27 pollici dell’epoca. Una volta garantito l’incasso, o se la Prefettura emetteva l’ordine di trasmettere la partita per motivi di ordine pubblico, arrivava il via libera per la diretta TV anche nella zona della squadra di casa.

Oggi questo problema non solo non c’è, ma Napoli-Milan del 18 aprile sarà trasmessa in diretta non solo da una TV a pagamento, ma probabilmente anche in chiaro da Mediaset.

Nessun diritto dei tifosi sarà leso, e non ci sarà nessun prezzo da pagare.

E quindi, chi se la sente di spendere un centinaio di euro o più per andare allo stadio lo faccia pure. Gli altri stiano comodamente davanti ai maxischermi a LED Ultra HD, da 50 pollici in su, con tanto di sound bar con altoparlanti dal suono realistico, che arredano i salotti moderni.

Magari senza inveire contro una società di calcio che non fa altro che applicare le più banali leggi di mercato.

sabato 3 dicembre 2022

MONDIALI QATAR 2022: TUTTI I NUMERI DELLA PRIMA FASE

Quella che segue è una raccolta di numeri, statistiche e storie della prima fase dei campionati del mondo di calcio del 2022 in Qatar. Molti di questi dati sono stati pubblicati dalla newsletter sportiva “Lo Slalom”, di Angelo Carotenuto, che ringrazio per la gentile ospitalità all’interno della sua creatura editoriale. 

LA MALEDIZIONE DEL PUNTEGGIO PIENO

 

Le tre squadre che si presentavano all’ultimo turno dei gironi di qualificazione con due vittorie su due (Francia, Portogallo e Brasile) hanno tutte perso. Forse hanno provato a scansare la maledizione del punteggio pieno, che ha spesso colpito ai mondiali le squadre che vincevano tutte le prime tre partite ai gironi. È la quarta volta che ciò accade dal 1958 in poi, ovvero da quando esistono i gruppi di qualificazione con 4 squadre e 6 partite. Gli altri tre mondiali senza vincitori a punteggio pieno sono stati Svezia 1958, Cile 1962 e USA 1994.

Tra le 29 nazionali che hanno concluso il proprio girone vincendo tutte le partite, solo il Brasile nel 1970, la Francia nel 1998 e ancora il Brasile nel 2002 hanno portato a casa la Coppa.

Quelle che, pur vincendo il proprio girone a punteggio pieno, hanno invece fallito la conquista del trofeo sono state:

·       Brasile, altre 4 volte (1982, 1986, 1990, 2006)
·       Argentina 3 volte (1998, 2010, 2014)
·  Belgio (2014, 2018), Germania (1970, 2006), Italia (1978 e 1990), Olanda (2010, 2014), Portogallo (1966, 2006) e Spagna (2002, 2006) per 2 volte
·  Colombia (2014), Croazia (2018), Danimarca (1986), Inghilterra (1982), Polonia (1974), URSS (1966) e Uruguay (2018) per 1 volta 

GLI OTTAVI DI FINALE

Non solo tutte le confederazioni sono presenti agli ottavi di finale, ma anche tutti i continenti. Nord America, Sudamerica, Europa, Asia, Africa e Oceania tutte insieme non le avevamo mai viste. 
L’Europa fa la parte del leone negli ottavi di finale, con 8 squadre qualificate. Asia, Africa e Sudamerica hanno due nazionali a testa, mentre Nord America e Oceania ne hanno portata una a testa.
Se però confrontiamo in termini percentuali le squadre qualificate in rapporto a quelle presenti al primo turno, l’Europa regredisce rispetto all’edizione di Russia 2018. Infatti 4 anni fa le qualificate furono 10 su 14 (71,4%), mentre in Qatar sono state 8 su 13 (61,5%).

Comunque la percentuale del 2022 non si discosta dalla media generale delle ultime 7 edizioni (quelle con 32 squadre) che è pari al 60,8 % delle squadre europee qualificate agli ottavi di finale.
Dal 1998 in poi, la performance generale della confederazione del Sudamerica (CONMEBOL) è stata la migliore: 71,4%, mentre la CONCACAF (Centro e Nord America), ha portato agli ottavi mediamente (e forse sorprendentemente) il 45,8% delle sue nazionali. Asia e Africa sono invece entrambe attestate sul 23% circa delle proprie squadre qualificate al secondo turno.

LE 16 QUALIFICATE
 

L’Olanda si è qualificata al secondo turno per la nona volta in undici partecipazioni ai mondiali. In 4 occasioni è arrivata alle semifinali, con tre finali disputate e perse. 

Anche per gli Stati Uniti d’America le partecipazioni ad una fase finale sono state 11, ma il superamento del primo turno è avvenuto solo in 5 occasioni, con il terzo posto del 1930 come miglior risultato. 

Nei precedenti tra le due nazionali, l'Olanda ha un saldo positivo nei confronti degli Stati Uniti di quattro vittorie e una sconfitta, dieci gol fatti e cinque subiti. 

L’ultimo incontro tra le due nazionali risale ad una amichevole di giugno 2015, vinta dagli USA per 4-3 all’Amsterdam Arena. 

Le due squadre non si sono mai incontrate ai campionati del mondo.

L’Argentina si è qualificata al secondo turno per la 14ma volta su 18 partecipazioni. 

L’Australia ha superato la fase a gironi per la seconda volta in 6 partecipazioni. Nell’unica volta in cui passarono il primo turno, gli australiani furono sconfitti dall’Italia per 0-1 nei mondiali di Germania 2006. 
Argentina ed Australia si sono incontrate 7 volte, l’ultima volta in amichevole a Melbourne nel 2007 e vinse l’Argentina per 1-0. l bilancio è favorevole alla nazionale albiceleste con 5 vittorie contro una australiana, uno solo il pareggio. 
Le due nazionali non si sono mai incontrate in una fase finale dei mondiali, anche se hanno giocato una doppia sfida di spareggio CONCACAF/OFC-CONMEBOL per l’accesso ai mondiali 1994Passò l’Argentina pareggiando 1-1 all’andata a Sidney e vincendo 17 giorni dopo a Buenos Aires per 1-0.

 

 
La partita degli ottavi della Polonia contro la Francia sarà appena la quarta ad eliminazione diretta mai giocata dai polacchi ai mondiali. La Polonia non accedeva al secondo turno da Messico 1986, dove si fermò subito agli ottavi di finale perdendo contro il Brasile per 0-4. Le altre due partite da dentro o fuori furono il primo turno nei mondiali 1938, perso 5-6 ai supplementari contro il Brasile, e la semifinale del 1982, persa 0-2 contro l’Italia. Nelle altre tre occasioni in cui la Polonia ha superato la fase a gironi (tra il 1974 e il 1982), le partite successive non erano ad eliminazione diretta, ma inserite in nuovi gironi all’italiana. 
Dal 1950 in poi, è l’ottava volta (su tredici partecipazioni) che la Francia passa la fase a gironi. Nelle 7 occasioni precedenti solo una volta si è fermata ai quarti di finale (2014). Nelle altre 6 ha vinto 2 volte, una volta è arrivata in finale e tre volte in semifinale. 
Francia e Polonia si sono incontrate 16 volte, l’ultima volta in un’amichevole a Danzica nel 2011 e vinse la Francia per 1-0. Il bilancio è favorevole ai transalpini con 8 vittorie contro 3 polacche, 5 i pareggi. 
Le due nazionali si sono incontrate una sola volta ai mondiali: finì 3-2 per i polacchi nella finale per il 3° e 4° posto a Spagna 1982.

 
È la 13ma volta, su 16 partecipazioni, che l’Inghilterra supera il primo turno ai mondiali. Oltre alla vittoria in casa nel 1966, gli inglesi vantano 2 quarti posti. 
Il Senegal supera i gironi per la seconda volta in tre partecipazioni ai mondiali.
Non ci sono precedenti tra le nazionali di Inghilterra e Senegal. 

  
Il Giappone ha superato per la quarta volta il primo turno su sette partecipazioni alle fasi finali dei mondiali, tutte consecutive tra il 1998 e il 2022. La sua corsa si è sempre fermata agli ottavi di finale. Per la Croazia è la terza qualificazione agli ottavi su sei partecipazioni alla fase finale di un mondiale. Nelle altre due occasioni è finita una volta seconda e una volta terza. Per la serie “o tutto o niente”. 
Solo 3 i precedenti tra Giappone e Croazia, con un bilancio pari (una vittoria a testa e un pareggio). 
Due di queste tre partite sono state giocate in fasi finali dei mondiali. Il primo precedente risale alla seconda partita del Gruppo H dei mondiali di Francia 1998 e finì 1-0 per i croati, che passarono il turno, mentre i nipponici tornarono a casa con zero punti. Il più recente fu in Germania 2006 nella seconda giornata del Gruppo F e fu uno 0-0 che eliminò entrambe le nazionali.

  

Il Brasile procede (unica nazionale nella storia dei mondiali) con il suo filotto di qualificazioni al secondo turno, iniziato nel 1970 e arrivato a 14 consecutive, per un totale di 19 su 22 partecipazioni, l’86%. 
La Corea del Sud raggiunge gli ottavi di finale per la terza volta su 11 partecipazioni al mondiale, di cui le ultime 10 tutte consecutive. Le due precedenti qualificazioni al tabellone del dentro o fuori hanno portato ad un quarto posto nel mondiale di casa del 2002 e ad una eliminazione agli ottavi a Sudafrica 2010, causata proprio da quell’Uruguay che i coreani hanno fatto piangere in Qatar. 
Sono 7 i precedenti tra Brasile e Corea del Sud, con un bilancio nettamente favorevole ai Carioca: 6 vittorie contro una. L’ultimo incontro tra le due nazionali è molto recente, si è giocato a giugno a Seul e il Brasile ha vinto 5-1.  
Le due squadre non si sono mai incontrate ai mondiali. 

 
Seconda volta agli ottavi di finale di un mondiale per il Marocco, dopo il primo posto nel gruppo F a Messico 1986. Il Marocco allora uscì sconfitto dalla Germania Ovest per 0-1, con un gol di Matthäus a 3 minuti dalla fine. Dopo il Senegal, il Marocco è la seconda nazionale africana a passare i gruppi di qualificazione in questo mondiale. In Qatar è stato eguagliato il record di Brasile 2014, che vide le qualificazioni agli ottavi di Algeria e Nigeria. 
In tre mondiali tra gli ultimi quattro la Spagna ha perso almeno una partita dei gironi di qualificazione. Una nel 2010, senza che ciò le impedisse di diventare poi campione del mondo. Due nel 2014 (con annessa eliminazione) e una nel 2022. Nelle dieci precedenti occasioni in cui ha superato il primo turno, la Spagna è riuscita solo due volte a finire tra le prime quattro: quarta nel 1950 e campione nel 2010. Nonostante la vicinanza geografica, Marocco e Spagna si sono incontrate solo tre volte, l’ultima proprio nei mondiali del 2018 in Russia, con un 2-2 mozzafiato nell’ultima partita del gruppo B (pareggio della Spagna di Iago Aspas al 91’). Il bilancio è favorevole agli iberici con 2 vittorie e un pareggio. La partita del 2018 è l’unico precedente tra le due nazionali nella fase finale di un mondiale. 

 
Il Portogallo ha superato per la quinta volta, in otto partecipazioni ai mondiali, lo scoglio dei gironi eliminatori. Nelle precedenti quattro occasioni, per 2 volte si è fermato agli ottavi e per due volte è stato semifinalista, chiudendo da terzo nel 1966 e da quarto nel 2006. 
La Svizzera ha conquistato la sua terza qualificazione consecutiva al tabellone finale. In totale gli elvetici hanno superato il primo turno 8 volte in 12 partecipazioni. Nelle ultime 4 occasioni si sono fermati agli ottavi di finale, mentre le prime 3 volte erano arrivati ai quarti. Però l’ultima volta che ciò è accaduto era nel 1954, nei mondiali giocati proprio in Svizzera. 
Ben 25 i precedenti tra Portogallo e Svizzera. Gli elvetici sono in vantaggio con 11 vittorie contro 9, più 5 pareggi. L’ultima sfida risale a giugno di quest’anno, con la vittoria della Svizzera per 1-0 nella quarta giornata del Gruppo 2, Lega A della Nations League 2022-23. 
Le due nazionali non si sono mai incontrate nella fase finale dei mondiali. 

GLI SCONFITTI 

Per la prima volta la squadra di casa ha perso tutte le partite, il Qatar ha chiuso a zero punti e per fortuna ha segnato almeno un gol. È dal 1998 che il Paese organizzatore non solo non vince il mondiale, ma non arriva neanche in finale. Nelle ultime sei edizioni: tre semifinali, un quarto di finale e due eliminazioni al primo turno. Nei primi 16 Mondiali, il vantaggio di giocare in casa aveva portato sei volte a vincere la Coppa e altre due a raggiungere la finale [il 50 percento di successo]. Nel XXI secolo invece ospitare il torneo non dà più alcuna certezza in termini di risultati.  

Il Messico non è riuscito a superare la fase a gironi per la prima volta dopo sette qualificazioni consecutive agli ottavi di finale tra il 1994 e il 2018. La sua migliore prestazione resta l’approdo ai quarti di finale nel mondiale di casa nel 1986, dopo aver vinto il proprio girone e battuto la Bulgaria per 2-0 negli ottavi di finale. 

Seconda eliminazione consecutiva al primo turno di un mondiale per la Germania. Superfluo aggiungere che non era mai successo prima. L’unica volta che si era verificato un simile evento in una grande manifestazione fu tra il 2000 e il 2004, con la doppia eliminazione al primo turno dei campionati europei, inframmezzata però da un secondo posto nei mondiali 2002. Invece in mezzo a quest’ultima doppia eliminazione al primo turno dei mondiali 2018 e 2022 c’è stato solo un ottavo di finale ad Euro 2020, perso contro l’Inghilterra per 0-2. 

Il Belgio torna a casa e chiude il suo ciclo con dei record molto particolari: nei due precedenti mondiali era riuscito a vincere 10 partite su 12, perdendo per due volte solo quella decisiva, una volta ai quarti di finale nel 2014 contro l’Argentina e l’altra in semifinale nel 2018 contro la Francia. Analoga sorte negli ultimi due campionati europei: 7 vittorie su 10 e due sconfitte decisive ai quarti di finale. La prima volta nel 2016 contro il Galles e la seconda volta nel 2021 contro l’Italia. Un totale di 17 vittorie su 22 partite senza portare alcun trofeo a casa. Forse è per questo che questa nazionale è stata soprannominata la grande incompiuta. L’amaro epilogo in Qatar con una vittoria, una sconfitta ed un inutile pareggio contro la Croazia. 

IL RIASSUNTO DELLA PRIMA FASE

In una ideale classifica di merito dei gruppi di qualificazione, l’Inghilterra è stata quella che si è finora meglio comportata in Qatar. La classifica in basso tiene conto, nell’ordine, di: 

·       posizione in classifica nel proprio girone
·       punti fatti
·       differenza reti
·       numero di gol segnati




sabato 26 novembre 2022

I GOLEADOR DEI MONDIALI CON LA MAGLIA AZZURRA. QUELLA DEL NAPOLI.


Credit "La Repubblica"
Piotr Zieliński è l’autore del gol numero 13 ai mondiali da parte di un calciatore che nella stagione precedente ha vestito la maglia del Napoli. 

I suoi illustri predecessori sono stati:

Diego Armando Maradona (5 gol), tutti a Mexico 1986
poi in ordine cronologico: Careca a Italia 90 (2 gol), 
Quagliarella in Sudafrica 2010 (1 gol), Dzemaili e Higuain in Brasile 2014 (1 gol a testa), 
                        
Mertens in Brasile 2014 e Russia 2018 (1 gol a testa). Si tratta di attaccanti tra i più grandi nella storia azzurra, più il centrocampista svizzero. 
                         
I convocati “napoletani” ai mondiali sono stati finora 39 in 12 edizioni, in ordine alfabetico da Albiol a Zuniga.

Alcuni di essi sono andati ai mondiali più di una volta: Juliano in 3 occasioni, Maradona, Mertens, Reina e Zieliński per due volte.




Nomi spesso altisonanti, alcuni nella storia del calcio mondiale. Altri francamente quasi dimenticati dai napoletani, come Asanovic, Crasson, Thern ed Henrique.


Infine, interessante il dato sui portieri. 
Ben 4 “numeri uno” hanno partecipato ai mondiali quando vestivano la maglia del Napoli: Cavanna nel 1934, Zoff nel 1970, De Sanctis nel 2010 e Reina nel 2014 e 2018. A dimostrare una certa tradizione di ottimi portieri nella storia del Napoli.

In basso la tabella delle partecipazioni "napoletane" ai mondiali

Legenda: Il numero identifica i gol segnati, la "P" identifica i portieri. 


mercoledì 11 agosto 2021

TORTU PIÙ VELOCE DI BOLT? NON PROPRIO, ANCHE SE È STATO UGUALMENTE GRANDIOSO

Subito dopo la vittoria italiana della staffetta 4 x 100 ha iniziato a girare sui giornali online e sui social una tabellina con i tempi parziali dei quattro frazionisti. Eccola:

È stata condivisa a manetta, come si usa dire. Ma, a parte la confusione generata dal totale delle 4 frazioni (480 metri anziché 400, senza specificare che 80 metri divisi tra le quattro frazioni sono corsi in contemporanea dai due atleti di turno durante il passaggio del testimone), è il tempo di 8"86 segnato da Tortu che ha fatto gridare al miracolo, anche perché la tabellina descrive un percorso di 110 metri, facendo quasi intendere un tempo da extraterrestre

Cerchiamo di capire quindi la dinamica dell’ultimo cambio nella staffetta 4 x 100 medaglia d’oro olimpica.

  1. Nella prima foto l’attimo esatto in cui Tortu si muove. Filippo è sulla linea dei -110 metri. Il primo movimento di Tortu avviene a circa 25"8 dallo start.

  2. Desalu aveva, come da immagine no.1, già percorso 95 metri (10 di lanciato prima di ricevere il testimone da Jacobs, più finora 85 della sua frazione). Finirà per correrne in tutto 130, poiché, come vedete nella foto successiva, continua per inerzia incitando Tortu fino ai suoi meno 80 dalla linea del traguardo.

  3. Facciamo un passo indietro e vediamo Tortu che era passato sulla linea dei -100 con il cronometro a poco più di 28”5. I primi 10 metri li ha percorsi in 2”7, media 13,33 km/h.

  4. Dopo altri 10 metri (linea gialla di fine zona cambio) segna 29”5 circa, dieci metri in un secondo netto, media nel tratto di 10 metri uguale a 36 km/h, indicando già la piena velocità raggiunta tra i -100 e i -90. Informazione fondamentale per capire le velocità di punta raggiunte nella quarta frazione.

  5. Se avesse mantenuto i 36 km/h avrebbe quindi chiuso in 38”5 circa (28"5 del passaggio a -100 più altri 10 secondi netti), invece chiude in 37”4 (definitivo 37"50), con il famoso parziale di 8"9 (37"4 meno 28"5), con una media sui 100 metri di circa 40,45 km/h.  Gli ultimi 90 metri li ha percorsi in 7”9 (linea gialla passata a 29”5), a 41 km/h di media. Quindi possiamo affermare quasi con certezza che le velocità di punta sono state intorno ai 43 km/h.

Piccolo esercizio aritmetico; partendo da fermo quanto tempo avrebbe impiegato Tortu per percorrere i 100 metri?

Bene: ai -110 parte a 25”8, chiude con 37”4, quindi in 11”6. Media 9,482 metri al secondo. Tempo proiettato sui 100 metri = 10”54. Delusi? No, perché la sua non era una vera partenza sui blocchi, quindi ha buttato via mezzo secondo circa.

Comunque era un Tortu da 10 netti o giù di lì.

Questi sono i calcoli più o meno tecnici e reali, che piaccia o no. Il tempo di 8"86 è frutto di una splendida performance atletica e tecnica, ma anche di un lancio che gli ha consentito di ricevere il testimone mentre era già sui 36 km/h, di aver percorso 90 metri alla massima velocità, sul dritto e senza dover minimamente rallentare in quanto il testimone era tutto suo e non doveva più passarlo a nessuno.

Se ci si aspetta che Filippo ripeta tempi simili sui 100 metri piani si fa il male del ragazzo, nel frattempo si fa disinformazione e si finisce per credere cose quasi lunari

Senza nulla togliere a Tortu, che ha corso i 100 metri (+10) più belli della sua vita.

Grazie Filippo, e grazie a Lorenzo, Marcello e Fausto.

martedì 18 maggio 2021

NEI PANNI DI CALVARESE. IN MEMORIA DI FOURNEAU...

 

E bravi i nostri leoni da tastiera, adesso siete tutti coalizzati contro il povero Calvarese. Nessuno che sia disposto a mettersi nei panni dell’arbitro. Provate voi ad arbitrare la squadra più titolata della Serie A, emanazione della famiglia più potente nel paese e della principale azienda nazionale, con alle spalle organi di informazione, e con milioni di tifosi al suo seguito.

È vero, “Calva” ha fatto disastri sabato scorso, forse era confuso, poi arbitrare le grandi squadre in partite importanti non è semplice, ci sono troppe pressioni intorno. Non si può finire sempre per pensare ad un piano preordinato per favorire questa o quella squadra.

Immaginate solo per un attimo, in una sorta di “sliding door”, che Calvarese non avesse fischiato il rigore a Cuadrado. Oppure che il VAR gli avesse fatto cambiare idea. Cosa sarebbe successo? Bufera mediatica, giornali che titolano “Calvarese killer della Juventus”, oppure “Un pessimo arbitraggio elimina la Juve dalla corsa Champions”. Decisione difficilissima, qualsiasi cosa fai sbagli.

Avrebbero messo insieme quell’episodio con l’espulsione di Betancur ed il gol convalidato all’Inter all’83’, senza forse neanche analizzare i singoli avvenimenti. Si sarebbe scritto e parlato di atteggiamento irritante e prevenuto del direttore di gara contro i bianconeri. Persino gli ex calciatori juventini che hanno criticato Calvarese avrebbero parlato di errori decisivi contro i bianconeri.

Non ci credete? Allora dico solo un nome: Francesco Fourneau. Per chi non lo ricorda, si tratta dell’arbitro di una Crotone-Juventus giocata il 17 ottobre scorso. Stabilì praticamente un record per il nostro calcio, fischiando un rigore a favore del Crotone, espellendo Federico Chiesa, ed annullando un gol a Morata. Risultato finale 1-1. In pochi parlarono di una Juventus solo lontana parente di quella vincente e dominatrice delle ultime nove stagioni. Si parlò invece molto di Fourneau, vista la situazione totalmente inedita per il calcio italiano degli ultimi anni.

Da un lato fu accusato di essere il tifoso anti-juventino per eccellenza, dall’altro fu definito un eroe, con tanto di ironia sul suo futuro. Il Napolista, più seriamente, scrisse “Sarà interessante seguire la carriera dell’arbitro Fourneau”.

Si tratta (o forse si trattava) di uno degli arbitri più promettenti tra le nuove leve. Ma dopo di allora ha arbitrato appena 8 partite in Serie A (ben 20 tra i suoi colleghi hanno arbitrato più partite di lui in Serie A in questa stagione). Tra le “grandi”, dopo Crotone-Juventus, ha arbitrato solo una volta il Milan (contro il Parma). Nessuna partita di cartello e annata ai margini. Perché si sa, è arbitrando le grandi che si fa carriera.

Al di là dell'episodio citato, purtroppo si tratta di un annata particolarmente sfortunata per Fourneau. Anche se non c'è alcuna relazione con la sua stagione da comprimario, l'arbitro romano si è trovato coinvolto in una vicenda ancora tutta da chiarire e che potrebbe avere conseguenze sulla sua carriera. Infatti, il suo nome è anche apparso in alcuni messaggi WhatsApp nell’ambito dell’inchiesta relativa allo scandalo delle valutazioni arbitrali truccate. Non conosciamo lo sviluppo delle indagini, ma chissà se la frase de “Il Napolista” non sia stata inconsapevolmente profetica. E non si sa se per cause non direttamente imputabili a lui, ma che comunque (se provate e confermate) restano gravi, ciò dovesse sfociare nella precocissima fine della carriera del giovane arbitro. 

Vista la "malasorte" che è toccata a Fourneau dopo il primo (ed ultimo) arbitraggio sfavorevole alla Juventus, come minimo per scaramanzia, siete ancora certi che nei panni di Calvarese non vi sareste comportati come lui

Roberto Liberale

venerdì 12 febbraio 2021

"PROVATE PURE A FERMARCI, NOI SIAMO IL NAPOLI".

"Non provate a fermarci, noi siamo il Napoli".

Uno degli slogan più stupidi mai sentiti.

Emblema di una grandeur percepita, ma non suffragata dalla storia. 

Perché tra l'altro quando hanno provato a fermarci lo hanno fatto. E lo fanno ancora, eccome se lo fanno.

Dallo Juventus allo Spezia, dall'Atalanta al Torino. A momenti ci riusciva pure l'Empoli.

Questo oggi, ma anche nel passato più felice.

E meno male che in questi ultimi anni Il Napoli ha sfatato tanti tabù. Perché prima dell'era De Laurentiis c'erano almeno una quindicina di campi sui quali il Napoli non aveva mai vinto. Tutti tabù sfatati negli anni di Mazzarri, Benitez, Sarri e Ancelotti.

Vorrei ricordare altresì a tutti i tifosi napoletani che non hanno memoria storica, che il Napoli non ha mai vinto a Perugia negli anni in cui ci ha giocato, e che negli anni di Maradona, per esempio, non si è mai vinto a Cremona, Empoli e Lecce, e che giocare in trasferta era spesso sinonimo di sofferenza. La prima vittoria ad Empoli, per esempio, è stata ottenuta pochi anni fa.

Questo ci fa capire come in questi ultimi anni, pur in assenza di un titolo estremamente significativo, abbiamo vissuto un'età dell'oro senza esserne consapevoli.

Ecco perché quello che sta accadendo in quest'ultimo periodo, al di là della posizione in classifica che alimenta ancora speranze di obiettivi raggiungibili, ci fa ripiombare in quegli anni in cui a Napoli si celebrava l'ennesimo campionato di assestamento, magari con una qualificazione alla Coppa UEFA che era vissuta quasi come un mezzo scudetto. Competizione dalla quale poi si usciva rapidamente l'anno successivo, perché poi il campionato era più importante. E quando un pareggio in trasferta veniva salutato con grande soddisfazione.

Purtroppo ultimamente la sconfitta sta diventando una triste normalità. 

E questa è una tabella con tanto di grafico delle sconfitte patite da Napoli nell'epoca De Laurentiis. Noterete la crescita delle sconfitte in questi ultimi due anni. Quindi chi vuole fermare il Napoli recentemente ci è riuscito benissimo. E al di là del fatto che il calcio moderno ci ha convinto che anche il pareggio è una mezza sconfitta, perdere deprime sia i tifosi che gli stessi giocatori.

RL