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| Credit "La Repubblica" |
I suoi illustri predecessori sono stati:
Alcuni di essi sono andati ai mondiali più di una volta: Juliano in 3 occasioni, Maradona, Mertens, Reina e Zieliński per due volte.
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| Credit "La Repubblica" |
I suoi illustri predecessori sono stati:
Alcuni di essi sono andati ai mondiali più di una volta: Juliano in 3 occasioni, Maradona, Mertens, Reina e Zieliński per due volte.
Subito dopo la vittoria italiana della staffetta 4 x 100 ha iniziato a girare sui giornali online e sui social una tabellina con i tempi parziali dei quattro frazionisti. Eccola:
È stata condivisa a manetta, come si usa dire. Ma, a parte la confusione generata dal totale delle 4 frazioni (480 metri anziché 400, senza specificare che 80 metri divisi tra le quattro frazioni sono corsi in contemporanea dai due atleti di turno durante il passaggio del testimone), è il tempo di 8"86 segnato da Tortu che ha fatto gridare al miracolo, anche perché la tabellina descrive un percorso di 110 metri, facendo quasi intendere un tempo da extraterrestre.
Cerchiamo di capire quindi la dinamica dell’ultimo cambio nella staffetta 4 x 100 medaglia d’oro olimpica.
Piccolo esercizio aritmetico; partendo da fermo quanto tempo avrebbe impiegato Tortu per percorrere i 100 metri?
Bene: ai -110 parte a 25”8, chiude con 37”4, quindi in 11”6. Media
9,482 metri al secondo. Tempo proiettato sui 100 metri = 10”54. Delusi? No,
perché la sua non era una vera partenza sui blocchi, quindi ha buttato via
mezzo secondo circa.
Comunque era un Tortu da 10 netti o giù di lì.
Questi sono i calcoli più o meno tecnici e reali, che piaccia o no. Il tempo di 8"86 è frutto di una splendida performance atletica e tecnica, ma anche di un lancio che gli ha consentito di ricevere il testimone mentre era già sui 36 km/h, di aver percorso 90 metri alla massima velocità, sul dritto e senza dover minimamente rallentare in quanto il testimone era tutto suo e non doveva più passarlo a nessuno.
Se ci si aspetta che Filippo ripeta tempi simili sui 100 metri piani si fa il male del ragazzo, nel frattempo si fa disinformazione e si finisce per credere cose quasi lunari.
Senza nulla togliere a Tortu, che ha corso i 100 metri (+10) più belli della
sua vita.
Grazie Filippo, e grazie a Lorenzo, Marcello e Fausto.
E bravi i nostri leoni da tastiera, adesso siete tutti coalizzati
contro il povero Calvarese. Nessuno che sia disposto a mettersi nei panni
dell’arbitro. Provate voi ad arbitrare la squadra più titolata della Serie A,
emanazione della famiglia più potente nel paese e della principale azienda
nazionale, con alle spalle organi di informazione, e con milioni di tifosi al
suo seguito.
È vero, “Calva” ha fatto disastri sabato scorso, forse era confuso,
poi arbitrare le grandi squadre in partite importanti non è semplice, ci sono
troppe pressioni intorno. Non si può finire sempre per pensare ad un piano
preordinato per favorire questa o quella squadra.
Immaginate solo per un attimo, in una sorta di “sliding door”, che
Calvarese non avesse fischiato il rigore a Cuadrado. Oppure che il VAR gli avesse
fatto cambiare idea. Cosa sarebbe successo? Bufera mediatica, giornali che
titolano “Calvarese killer della Juventus”, oppure “Un pessimo arbitraggio
elimina la Juve dalla corsa Champions”. Decisione difficilissima, qualsiasi cosa
fai sbagli.
Avrebbero messo insieme quell’episodio con l’espulsione di Betancur ed il gol convalidato all’Inter all’83’, senza forse neanche analizzare i singoli avvenimenti. Si sarebbe scritto e parlato di atteggiamento irritante e prevenuto del direttore di gara contro i bianconeri. Persino gli ex calciatori juventini che hanno criticato Calvarese avrebbero parlato di errori decisivi contro i bianconeri.
Non ci credete? Allora dico solo un nome: Francesco Fourneau. Per chi non lo ricorda, si tratta dell’arbitro di una Crotone-Juventus giocata il 17 ottobre scorso. Stabilì praticamente un record per il nostro calcio, fischiando un rigore a favore del Crotone, espellendo Federico Chiesa, ed annullando un gol a Morata. Risultato finale 1-1. In pochi parlarono di una Juventus solo lontana parente di quella vincente e dominatrice delle ultime nove stagioni. Si parlò invece molto di Fourneau, vista la situazione totalmente inedita per il calcio italiano degli ultimi anni.
Da un lato fu accusato di essere il tifoso
anti-juventino per eccellenza, dall’altro fu definito un eroe, con
tanto di ironia sul suo futuro. Il Napolista, più seriamente, scrisse
“Sarà interessante seguire la carriera
dell’arbitro Fourneau”.
Si tratta (o forse si trattava) di uno degli arbitri più promettenti
tra le nuove leve. Ma dopo di allora ha arbitrato appena 8
partite in Serie A (ben 20 tra i suoi colleghi hanno
arbitrato più partite di lui in Serie A in questa stagione). Tra le “grandi”, dopo
Crotone-Juventus, ha arbitrato solo una volta il Milan (contro il Parma). Nessuna
partita di cartello e annata ai margini. Perché si sa, è arbitrando le grandi
che si fa carriera.
Al di là dell'episodio citato, purtroppo si tratta di un annata particolarmente sfortunata per Fourneau. Anche se non c'è alcuna relazione con la sua stagione da comprimario, l'arbitro romano si è trovato coinvolto in una vicenda ancora tutta da chiarire e che potrebbe avere conseguenze sulla sua carriera. Infatti, il suo nome è anche apparso in alcuni messaggi
WhatsApp nell’ambito dell’inchiesta relativa allo scandalo
delle valutazioni arbitrali truccate. Non conosciamo lo sviluppo delle
indagini, ma chissà se la frase de “Il Napolista” non sia stata inconsapevolmente profetica. E non si sa se per cause non direttamente imputabili a lui, ma che comunque (se provate e confermate) restano gravi, ciò dovesse sfociare nella precocissima fine
della carriera del giovane arbitro.
Vista la "malasorte" che è toccata a Fourneau dopo il primo (ed ultimo) arbitraggio sfavorevole alla Juventus, come minimo per scaramanzia, siete ancora certi che nei panni di Calvarese non vi sareste comportati come lui?
Roberto Liberale
"Non provate a fermarci, noi siamo il Napoli".
Uno degli slogan più stupidi mai sentiti.
Emblema di una grandeur percepita, ma non suffragata dalla storia.
Perché tra l'altro quando hanno provato a fermarci lo hanno fatto. E lo fanno ancora, eccome se lo fanno.
Dallo Juventus allo Spezia, dall'Atalanta al Torino. A momenti ci riusciva pure l'Empoli.
Questo oggi, ma anche nel passato più felice.
E meno male che in questi ultimi anni Il Napoli ha sfatato tanti tabù. Perché prima dell'era De Laurentiis c'erano almeno una quindicina di campi sui quali il Napoli non aveva mai vinto. Tutti tabù sfatati negli anni di Mazzarri, Benitez, Sarri e Ancelotti.
Vorrei ricordare altresì a tutti i tifosi napoletani che non hanno memoria storica, che il Napoli non ha mai vinto a Perugia negli anni in cui ci ha giocato, e che negli anni di Maradona, per esempio, non si è mai vinto a Cremona, Empoli e Lecce, e che giocare in trasferta era spesso sinonimo di sofferenza. La prima vittoria ad Empoli, per esempio, è stata ottenuta pochi anni fa.
Questo ci fa capire come in questi ultimi anni, pur in assenza di un titolo estremamente significativo, abbiamo vissuto un'età dell'oro senza esserne consapevoli.
Ecco perché quello che sta accadendo in quest'ultimo periodo, al di là della posizione in classifica che alimenta ancora speranze di obiettivi raggiungibili, ci fa ripiombare in quegli anni in cui a Napoli si celebrava l'ennesimo campionato di assestamento, magari con una qualificazione alla Coppa UEFA che era vissuta quasi come un mezzo scudetto. Competizione dalla quale poi si usciva rapidamente l'anno successivo, perché poi il campionato era più importante. E quando un pareggio in trasferta veniva salutato con grande soddisfazione.
Purtroppo ultimamente la sconfitta sta diventando una triste normalità.
E questa è una tabella con tanto di grafico delle sconfitte patite da Napoli nell'epoca De Laurentiis. Noterete la crescita delle sconfitte in questi ultimi due anni. Quindi chi vuole fermare il Napoli recentemente ci è riuscito benissimo. E al di là del fatto che il calcio moderno ci ha convinto che anche il pareggio è una mezza sconfitta, perdere deprime sia i tifosi che gli stessi giocatori.
RL
Come spesso capita quando di mezzo c’è Napoli, è partita puntuale la corsa al sospetto che dietro la decisione della ASL Napoli 1 Centro ci sia stata la SSC Napoli e il suo presidente Aurelio De Laurentiis.
Ora questi sostenitori, sui social media, sui blog e nelle redazioni di giornali e TV, pretendono la vittoria a tavolino della Juventus sul Napoli.
E stavolta io sono d’accordo con loro.
Ben venga l’imposizione della Lega Calcio a lasciare invariato il programma.
Ben venga l’ingresso in campo della Juventus alle 20:45.
Ben venga il 3-0 a tavolino a favore dei bianconeri.
Anzi, il presidente del Napoli De Laurentiis, con la squadra titolare bloccata a Napoli dalla decisione dell’ASL, avrebbe dovuto mandare a Torino la squadra Primavera che, a quanto pare, non aveva l’obbligo di isolamento fiduciario. Così avrebbe evitato la possibile sconfitta a tavolino e fatto contenti tutti quei tifosi italiani che sono certi che dietro la decisione dell’ASL ci sia il Napoli.
In questo modo la squadra bianconera sarebbe stata certa di ottenere i tre punti sul campo, anziché tramite il giudice sportivo.
Situazione molto cara alla storia di quel club, basti ricordare il 10 giugno 1961.
Eppure c’è un mondo che la pensa diversamente. Ad esempio, “Il Napolista”,
attraverso il suo direttore, predica
da giorni nel deserto. Ma se qualcuno dubita della buona fede della testata, ritenendola troppo schierata, vada a dare un’occhiata alle
cosiddette “voci autorevoli”. In un mondo giornalistico sempre più fazioso,
persino “La Repubblica”, attraverso gli articoli di Fabrizio Bocca, noto
giornalista sportivo e amministratore di uno
dei migliori siti sportivi in Italia, è schierata sulle medesime posizioni di
Massimiliano Gallo, scrivendo chiaramente di “comportamento
irresponsabile da parte degli organi del calcio”.
Però se tramite la giustizia sportiva dovesse arrivare il 3-0 per i bianconeri (che auspico, per mettere fine all'ipocrisia di un regolamento assurdo), il mondo del calcio smetta di chiedersi perché la Juventus è così poco amata da tanti italiani.
Roberto Liberale
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| Credit Formula Passion |
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| Credit Formula Passion |
I tempi eroici della Hesketh o della Shadow sono finiti 40 anni fa. Comprendo che c’è poco di romantico in questo scenario, ma bisognerebbe convincere gli amministratori delegati che autorizzano investimenti di centinaia di milioni di euro a rivedere questa visione.
La crisi Ferrari nasce dal patto segreto con la FIA, il cui contenuto è sconosciuto a tutti tranne che ai firmatari. La scuderia di Maranello deve aver combinato qualcosa di davvero grosso se la Federazione ha non solo bloccato il motore del 2019, ma ha di fatto obbligato la Ferrari a rimanere tranquilla nell'angolino a farsi sverniciare (si dice così oggi?) da monoposto alle quali dava un paio di secondi di distacco fino allo scorso anno.
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| Credit Sky Sport |
Le parole di John Elkann circa la consapevolezza, sin da inizio stagione, che la Ferrari fosse una squadra tra il quarto e il sesto posto dicono tantissimo, pur senza svelare il contenuto dell’accordo. Il fatto che poi le altre scuderie abbiano introdotto aggiornamenti alle proprie vetture, mentre la Ferrari sia rimasta praticamente ferma, è un secondo indizio fondamentale.
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| Credit Formula Passion |
La FIA ha subito pressioni enormi da parte di alcuni team, in particolare dalla Red Bull, per rendere pubblico l’accordo con la Ferrari, con conseguente squalifica e perdita di tutti i punti conquistati nella classifica costruttori 2019. L’obiettivo era spartirsi il tesoretto di svariati milioni toccato invece a Maranello, anche grazie al secondo posto in classifica. Milioni che sarebbero invece svaniti nel nulla in caso di irregolarità pubblicamente acclarate.
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| Credit Autosprint |
I tifosi, e coloro che li tirano in ballo di continuo, se ne facciano una ragione.
Roberto Liberale
Il Gran Premio di Monza è il momento della stagione che storicamente meglio si presta ai bilanci dell’annata della Ferrari in Formula Uno. Il weekend brianzolo in passato ha spesso rappresentato il momento più alto dell’annata ferrarista. Sono state infatti tre le stagioni in cui il titolo piloti è stato conquistato dalla Ferrari proprio a Monza (anche se purtroppo una volta, nel 1961, con risvolti tragici per la morte di Von Trips), ed in altre cinque occasioni la Ferrari è arrivata a Monza con il campionato del mondo piloti già conquistato.
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| Scheckter campione del mondo insieme a Villeneuve sul podio di Monza 1979 (credit www.motorinews24.com). In basso Schumacher dopo il trionfo a Monza nel 2000 (credit Ercole Colombo) |
La stagione 2020 purtroppo si presenta come una delle più complicate nella storia della scuderia di Maranello, a distanza di 40 anni esatti dalla peggiore stagione ferrarista in assoluto dal punto di vista dei risultati sportivi.
Ma se la stagione 1980 è stata quella in cui la Rossa di Maranello non ha raccolto alcun podio, ma appena 8 punti (frutto di cinque piazzamenti minori in 14 Gran Premi), ce ne sono state altre altrettanto fallimentari. Basterebbe tornare indietro di appena sette anni da quel 1980 per ritrovare una stagione senza vittorie e senza podi. Oppure tornare ancora un po’ più indietro per un’altra stagione povera di risultati (il campionato 1969, undici anni prima di quel 1980, finì con appena un secondo ed un terzo posto). Oppure, se volete, andate avanti di undici anni dal 1980, visto che nel 1991 iniziò un triennio senza vittorie. Perché stranamente i successi e gli insuccessi della Ferrari sembrano avere una ciclicità.
E se dal 1994 in poi la Ferrari riuscì pian pianino a galleggiare, fino a tornare a lottare per il mondiale e vincerne poi ben sei in 8 anni, il fantasma del fallimento si ripresentò vivo e vegeto nel 2009, con l'incapacità assoluta (da questo punto di vista comune a tanti team) di recepire al meglio le novità regolamentari, cosa che fece alla grandissima la Brawn GP, gestita da colui che fu il “deus ex machina” della Ferrari tra il 1996 e il 2006. L’annata della Rossa si concluse comunque con un Gran Premio vinto, ma con la discesa dal podio del campionato costruttori dopo ben 15 stagioni consecutive ai primi tre posti e otto campionati costruttori conquistati, oltre ai sei vinti dai piloti di Maranello.
E ora, guarda caso, a distanza di 11 anni da quel 2009, si ripropone lo spettro del disastro Ferrari.
Quasi sempre questi annate fallimentari hanno avuto in comune l’arrivo o l’approssimarsi di cambi regolamentari. A volte ciò ha causato una certa lentezza nello sviluppo e nel recepire le novità regolamentari. Altre volte c’è stata indecisione sulla tipologia di vettura da sviluppare. Altre volte, in passato, la casa di Maranello era impegnata su più fronti sportivi e non dedicò il meglio delle sue forze allo sviluppo delle vetture di Formula Uno.
Ma andiamo per gradi e in ordine cronologico per descrivere le annate più nere (sportivamente, s'intende).
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| (Credit i.ytimg.com) |
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| Credit api.ferrarinetwork.ferrari.com |

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Credit i.pinimg.com |
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Credit Formula Passion |
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Credit Formula Passion |
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| Credit www.carthrottle.com |
Sono passati 11 anni da allora, e la Ferrari non vince un mondiale piloti dal 2007 ed un campionato costruttori dal 2008. Il quadriennio che seguì la stagione 2009 si chiuse con profondi cambiamenti organizzativi, che sono iniziati nel 2014 e sono proseguiti negli anni a seguire. La Ferrari non ha mai smesso di essere realmente competitiva, dal 2010 fino allo scorso anno. Questa stagione, che si presenta negativa come poche, avrà modo di essere analizzata a fine 2020.
Ma c'è un altro storico problema che la Ferrari dovrebbe prima o poi analizzare, nonostante abbia vinto tantissimo: i troppi mondiali persi per un pelo, sfuggiti principalmente nelle seconde parti delle varie stagioni, soprattutto se contrapposti ai pochissimi titoli vinti in rimonta o sul filo di lana.
Essi denotano una sindrome da braccino del tennista nella fasi decisive dei campionati. O forse si tratta solo di difficoltà nel gestire la tensione delle gare decisive quando non si ha un vantaggio rassicurante.
I numeri ci dicono infatti che, dal 1974 in poi, sulle 22 volte in cui la Ferrari conduceva il mondiale piloti o era in piena lotta dalla metà campionato in avanti, è riuscita a portare a casa il titolo solo in 9 occasioni, appena il 41%.
Spesso subendo rimonte, oppure sconfitte brucianti all'ultimo Gran Premio oppure crollando completamente nelle seconde parti delle stagioni. In alcuni casi si è trattata di pura sfortuna (l’incidente di Lauda nel 1976), ma tra cattiva gestione, crolli di prestazione e crolli psicologici, alcuni piloti che avrebbero certamente meritato il mondiale hanno finito la loro esperienza in Ferrari senza conquistare alcun titolo con la Rossa. Regazzoni, Alboreto, Prost, Alonso, Vettel, e persino piloti partiti quali comprimari, come Irvine e Massa, ci sono arrivati molto vicino. Tutti in testa al campionato o vicinissimi al leader fino a pochi Gran Premi dal termine. Tutti battuti nel finale di stagione, Alonso e Vettel addirittura per due volte. Ma persino Schumacher, 5 volte campione del mondo in Ferrari, poteva vincere altri titoli, visto che in altre tre occasioni ci è arrivato vicinissimo.
Dei 9 titoli mondiali piloti vinti negli ultimi 45 anni, appena due sono stati vinti in rimonta. Altri 6 sono stati dei KO prima del limite, tutti acquisiti in anticipo, addirittura nel 2002 Schumacher si laureò campione del mondo con 6 Gran Premi ancora da correre.
Nel 2003 invece il braccino corto stava per provocare un disastro sportivo, con Schumacher che nell'ultima gara partì quattordicesimo e vinse il mondiale grazie ad uno stiracchiatissimo ottavo posto e alla vittoria del suo compagno di squadra Barrichello, che impedì a Raikkonen di completare un’incredibile rimonta.
Quel Raikkonen che alla guida di una Ferrari riuscì quattro anni dopo a compiere l’unica vera rimonta nella storia recente della Rossa, andando a vincere il mondiale 2007 con due vittorie nelle ultime due gare, recuperando così ben 17 punti a Lewis Hamilton che era quasi certo del titolo (la vittoria allora valeva 10 punti). Questa impresa, insieme forse a quella di Schumacher del 2000 (quando il tedesco infilò 4 vittorie consecutive negli ultimi 4 Gran Premi, staccando Hakkinen che aveva lottato testa a testa con il ferrarista fino a tre gare dalla fine), resta la vera anomalia statistica nella storia recente della Ferrari.
Eccezione che conferma l’esistenza di una sorta di comfort zone della Ferrari. Ovvero, il mondiale si vince soprattutto facendo una grandissima prima parte di campionato e accumulando vantaggi rassicuranti per il finale di campionato. Magari chiudendo il campionato prima delle ultime gare.
Per chiudere ecco in basso alcuni dettagli statistici riguardanti la Ferrari:
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