domenica 8 luglio 2018

GLI DEI DEL CALCIO. 3a puntata

LA MALEDIZIONE ORANGE

Probabilmente in pochi lo sanno o lo ricordano.
La più bella nazionale degli anni ’70, l’incompiuta per definizione, la leggendaria Olanda del ’74 e del ’78, si porta dietro una macchia.
Un peccato originale, uno scheletro nell'armadio che in tanti non conoscono (o hanno rimosso), senza il quale quella squadra sarebbe rimasta nel limbo ancora a lungo.

La “sliding door” che diede il via alla leggenda di “arancia meccanica” è datata 18 novembre 1973.
Ad Amsterdam si affrontarono Olanda e Belgio per stabilire, nell'ultima partita del girone di qualificazione, chi delle due dovesse accedere ai mondiali di Monaco ’74. 

Il Belgio era una squadra tosta. Nei precedenti europei si era classificato terzo dopo Germania Ovest e URSS. Nel girone di qualificazione ai mondiali (il gruppo 3) aveva collezionato gli stessi punti dell’Olanda di Crujiff. Nove punti per entrambe, frutto di quattro vittorie ed un pareggio per 0-0 maturato ad Anversa tra le due squadre giusto un anno prima. L’Olanda però era in netto vantaggio nella differenza reti. 24 gol fatti e 2 subiti per gli Orange. 12 fatti e nessuno subito per i belgi. Gli olandesi avevano strabordato, seppellendo di gol le avversarie, in particolare la Norvegia con un 9-0 e l’Islanda fuori casa con un 8-1.
Quindi al Belgio non restava altro che battere gli olandesi a domicilio.
L’Olanda, naturalmente portata al gioco offensivo, non si limitò a difendere lo 0-0. Piot salvò il risultato in diverse occasioni. Il Belgio restava a caccia dell’episodio che l’avrebbe portato al mondiale. 

Ebbene, l’episodio arrivò. 
Il gol annullato al Belgio
Era l’89° minuto. Su una punizione nella tre-quarti olandese, Paul Van Himst scodellò un preciso passaggio dal lato opposto. La difesa olandese era, come da abitudine, scattata in avanti per mettere in fuorigioco gli attaccanti belgi. Il portiere olandese Schrijvers uscì a vuoto, e  Jan Verheyen, solo davanti alla porta sguarnita, mise in rete. Era il gol qualificazione per il Belgio. Quella volpe di Goethals era riuscita a mettere nel sacco l’allora allenatore dell'Olanda,  il cecoslovacco František Fadrhonc.



Invece no. L’arbitro sovietico Kazakov decise di annullare per fuorigioco.
Non era ancora l’epoca del VAR e della tecnologia, ma c’erano almeno tre difensori olandesi che tenevano in gioco Verheyen.
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Quel singolo episodio cambiò la stioria del calcio per sempre. O almeno per gli anni successivi.
Il calcio olandese già dominava con l’Ajax in Europa, ma senza la sua presenza ai mondiali del 1974 difficilmente sarebbe potuto diventare il modello imitato da tanti da allora in poi.
Le cose sembravano andare per il verso giusto, ma spesso gli “dei del calcio” ci mettono lo zampino. Come per l’Inghilterra e per l’Argentina, la macchia della storia trasformerà quella vittoria in una vittoria di Pirro.
Da allora in poi, l’Olanda si fermerà quasi sempre sul più bello. 
Un solo trofeo portato a casa, gli Europei 1988. 
Prima e dopo di allora, una lunga serie di sconfitte, più o meno onorevoli. Ecco il lungo elenco delle più dolorose


Il fischio finale dei mondiali 1974




1974: finale dei mondiali persa contro la Germania Ovest, padrona di casa, nonostante che l'Olanda fosse passata in vantaggio alla prima azione di gioco.




Il gol cecoslovacco del 2-1 segnato da Nehoda al 114'





1976: semifinale degli europei persa clamorosamente ai supplementari contro la Cecoslovacchia, con due gol subiti negli ultimi 6 minuti.





Il palo di Rensenbrink a tempo scaduto

1978: finale dei mondiali persa contro i padroni di casa dell’Argentina, dopo essere stati a pochi centimetri dalla Coppa, fermati solo dal palo colpito da Rensenbrink al 91° minuto.







Il 12° gol della Spagna ad opera di Señor
1983: fuori da Euro '84 per opera dalla Spagna (a pari punti), grazie al clamoroso 12-1 iberico contro Malta. Ultima partita del girone, senza il privilegio per l’Olanda della contemporaneità. 
Orange già virtualmente qualificati (alla Spagna sarebbero serviti 11 gol di scarto per recuperare la differenza reti), ma estromessi 4 giorni dopo grazie alla (sospetta) resa incondizionata dei maltesi. Un autentico scandalo, anche perché Spagna e Olanda finirono a pari differenza reti, ma con le furie rosse in vantaggio di due gol segnati.





1985: la beffa (e la vendetta) subita ad opera del Belgio nel playoff per accedere al mondiale 1986. In vantaggio per 2-0 in casa, dopo aver perso l’andata in Belgio per 0-1, subì il gol della qualificazione belga da parte di Gerets a 5 minuti dal fischio finale.



Poi, dopo il titolo europeo del 1988, altre beffe stavano per arrivare...


Il rigore di Van Basten parato da Schmeichel


1992: sconfitta ai rigori dalla Danimarca nella semifinale degli Europei. Beffa ancor più atroce se si pensa che l’unico a sbagliare fu il miglior giocatore olandese di allora, Marco Van Basten.




Il rigore decisivo fallito da Seedorf


1996: sconfitta ancora ai rigori, stavolta dalla Francia, negli Europei. Ancora una volta con un solo rigore sbagliato, quello di Clarence Seedorf.




Il rigore decisivo di De Boer parato da Taffarel



1998: di nuovo battuti ai rigori nei mondiali. Ad un passo dalla terza finale mondiale, uscirono per mano del Brasile sbagliando gli ultimi due penalty con Cocu e Ronald De Boer





Il famoso "cucchiaio" di Totti che umiliò gli olandesi


2000: sconfitta per l’ennesima volta ai rigori negli Europei di casa. Olandesi vittime dell’Italia. Tra tempi regolamentari e sequenza dei rigori, i calciatori olandesi riuscirono a segnare appena un penalty su sei. Due rigori sbagliati nei 90 minuti e tre nella sequenza decisiva.


L'occasione più clamorosa fallita da Robben





2010: sconfitti in finale dalla Spagna ai supplementari con un gol di Iniesta a 4 minuti dai rigori. Dopo aver fallito però per ben due volta il match point con Arjen Robben 





Il rigore di Sneijder respinto da Romero


2014: ancora una volta battuti ad un passo dalla finalissima. Guarda caso, sempre ai rigori. L’Argentina vince senza sbagliarne neanche uno, mentre Vlaar e Sneijder sbagliano per gli Orange.




L’Olanda può essere considerata senza dubbi la più famosa “perdente di successo”.
È l’unica nazionale ad aver raggiunto per ben cinque volte le semifinali di un campionato del mondo senza vincere mai la Coppa.
Ciononostante resta un mito ed un modello per coloro che amano il calcio.
Perché non sempre vincere è l’unica cosa che conta.

lunedì 2 luglio 2018

LE SQUADRE DI CASA E LE SFIDE AI RIGORI AI MONDIALI. UN INFINITO DEJA' VU

L'eliminazione dai mondiali 2018 della Spagna da parte della Russia, squadra di casa, anche se clamorosa, non è statisticamente così sorprendente. È l'ultimo anello di una lunga catena di cose già viste negli ultimi 20 anni. Vediamo in dettaglio.

L'esultanza russa al termine dei rigori
2018, ottavi di finale. 
La squadra di casa, la Russia, batte la Spagna ai calci di rigore 4-3. 
Il rigore decisivo è stato il quinto, sbagliato dagli spagnoli.


L'errore decisivo di Jara
2014, ottavi di finale. La squadra di casa, il Brasile, batté il Cile ai calci di rigore 3-2. 
Il rigore decisivo fu il quinto, sbagliato dai cileni.


L'errore di Cambiasso

2006, quarti di finale. 
La squadra di casa, la Germania, batté l'Argentina ai calci di rigore 4-2. 
Il rigore decisivo fu il quarto, sbagliato dagli argentini.


2002, quarti di finale.
La squadra di casa, Corea del Sud, batté la Spagna ai calci di rigore 5-3. 
Il rigore decisivo fu il quarto, sbagliato dagli spagnoli.


Lo sfortunato rigore di Di Biagio

1998, quarti di finale. 
La squadra di casa, la Francia, batté l'Italia ai calci di rigore 4-3. 
Il rigore decisivo fu il quinto, sbagliato dagli italiani.


Sarebbe bastato leggere la storia dei mondiali per convincere la Spagna che mai e poi mai sarebbe dovuta arrivare ai calci di rigore. 
A costo di morire in campo.

Per la cronaca, le uniche due squadre incapaci di vincere una sfida decisiva ai calci di rigore, pur giocando in casa, sono state l'Italia nel 1990 e il Messico nel 1986. 
Ma si sa, noi e i messicani, in certe cose della storia del calcio, non sempre facciamo testo.
Nel bene e nel male. 

sabato 30 giugno 2018

GLI DEI DEL CALCIO 1a puntata

LA MALEDIZIONE INGLESE

Guardando in TV l'Inghilterra mi è tornata in mente l'incredibile serie di sfortunati eventi che perseguita questa Nazionale sin dal loro furto della Coppa nel 1966 (quello calcistico, il furto della Coppa vera e propria avvenne paradossalmente proprio in Inghilterra nel marzo del 1966, anche se la coppa fu poi ritrovata).
Gli inglesi ormai ne sono consapevoli, questo gol mai segnato da Hurst, ma che l'arbitro diede per buono, ha cambiato il loro destino.


Il "cucchiaio" di Pirlo a Euro 2012
Dal 1986 in poi non fanno che uscire dalle manifestazioni internazionali nel modo più crudele possibile. Per ben sei volte sono stati eliminati ai rigori, due volte dalla Germania, il che aumenta i loro complessi (e i loro sensi di colpa) nei confronti dei tedeschi, due volte dal Portogallo, poi una volta dall'Argentina e una persino dall'Italia.



Il tiro di Lampard oltre la linea non visto
E quando non perdono ai rigori vengono eliminati in maniera controversa, come nei mondiali del 2010 contro la Germania, quando l'arbitro non vide il tiro di Lampard ben oltre la linea di porta (sarebbe stato il gol del momentaneo 2-2). 





La "Mano de Dios"

Oppure quando la "mano de Dios" li condannò all'eliminazione nel mondiale 1986, anche se forse il secondo gol dell'Argentina, il più bello di tutti i tempi, un po' alleviò il peso di questa ingiustizia.







È un po' la loro storia fatta di traguardi a portata di mano sfuggiti all'ultimo. Il che li ha resi dei perdenti di successo. Nonostante che abbiano da anni il campionato nazionale più bello e affascinante del pianeta e che facciano incetta di trofei internazionali per Club da tempo immemorabile. 

Quella coppa rubata è la macchia che il destino gli ha rigirato contro. Chissà se prima o poi gli dei del calcio perdoneranno loro la colpa del 1966.

A Russia 2018 la Germania non c'è più. Forse è l'occasione buona per cancellare la famosa frase di Lineker: "Il calcio è un gioco semplice: 22 uomini rincorrono un pallone per 90 minuti, e alla fine la Germania vince"


Magari proprio con una vittoria inglese.



GLI DEI DEL CALCIO. 2a puntata



LA MALEDIZIONE ARGENTINA

Lo sgarbo agli dei del calcio deve essere stato enorme. Lui stesso non ne ha mai completamente capito la portata, vantandosi di quel gesto da sempre. Il più grande calciatore di tutti i tempi ha forse scatenato una maledizione sulla sua nazionale.

La "Mano de Dios"


Il 22 giugno del 1986 la "mano de Dios" regalò all'Argentina uno dei gol più controversi della storia del calcio e allo stesso tempo aprì la strada al secondo titolo mondiale conquistato dalla nazionale albiceleste. Diego Maradona ci ha prima scherzato su, poi è diventato sempre più serio. Sta di fatto che da allora in poi l'Argentina ha vinto poco o nulla. 




Le invocazioni al cielo di Diego Maradona durante le partite della sua Nazionale durante questo mondiale sembravano quasi delle preghiere pagane verso quegli dei del calcio che lui prese in giro e irritò forse irrimediabilmente quel giorno. 




Aver segnato, pochi minuti dopo quell'affronto, il gol più bello della storia del calcio servì forse solo ad ottenere il perdono temporaneo. Il dio profano del calcio riuscì solo in quel mondiale essere più forte degli Dei del calcio. 
Da quel giorno la Coppa del Mondo si voltò dall'altro lato. Persino quando nelle fila dell'Argentina ha giocato il miglior giocatore del pianeta dopo Maradona.

ITALIA 90

Torniamo indietro nel tempo. Dopo quel mondiale, se le cose potevano andare storte, ci andavano.  
Nel 1990, dopo aver superato il turno eliminatorio in maniera complicata, e solo come ripescata, l'Argentina fece fuori in un modo o nell'altro tutte le sue avversarie fino alla finale. Fu molto fortunata contro il Brasile, anche i legni della porta sembravano giocare per loro. Poi ci pensò una borraccia malefica preparata da Maradona e dal massaggiatore argentino a fare addormentare almeno un paio di avversari. Altro episodio che di certo non attirò la benevolenza degli Dei del calcio.

VAI AL FILMATO: Il trucco della borraccia al "Roipnol"

L'Argentina poi vinse ai rigori, al termine di partite molto difensive, contro Jugoslavia e Italia. 
Alla fine perse nella maniera più crudele, ovvero con un rigore che non c'era, a pochi minuti dalla fine.

o
Maradona, divenuto nel frattempo il nemico numero uno di tutti i tifosi italiani non napoletani, soprattutto per colpa del secondo scudetto partenopeo, fu fischiato in tutte le partite. Negli stadi italiani si inaugurò in quell'occasione la disgustosa abitudine di fischiare gli inni nazionali  stranieri. Il comportamento antisportivo del pubblico  raggiunse il suo apice durante la finale a Roma. Fischi tremendi all'inno argentino, alla nazionale e soprattutto a Maradona.  Il quale reagì con quel labiale che fece il giro del mondo. Un fallo di reazione sgarbato, ma umanamente comprensibile dopo tutto ciò che gli era stato consegnato per un mese.  
L'infermiera accompagna Diego
Quattro anni dopo l'Argentina schierò una delle rose  più forti della sua storia. Battistuta, Balbo, Sensini, Chamot, Redondo, Caniggia, Islas, Simeone, Ortega e poi ancora lui, Diego Maradona, recuperato all'ultimo istante dietro pressioni della federazione mondiale a caccia di un personaggio che riportasse interesse in un mondiale che si preannunciava sottotono.

Argentina che sembrò da subito fortissima, quasi imbattibile. Poi la FIFA si rimangiò la parola che aveva dato a Maradona, pur sapendolo intossicato dalle droghe, e lo cacciò fuori dal mondiale. La squadra subì uno shock fortissimo e uscì fuori perdendo agli ottavi contro la Romania di un altro Maradona, quello dei Carpazi. Hagi, nato nella terra del Conte Dracula, un'altra coincidenza inquietante che si incrocia nella storia recente della Nazionale argentina.

VAI AL FILMATO: Maradona con l'infermiera dell'antidoping

FRANCE 1998

La rosa del 1998 sembrava ancora una volta in grado di portare l'Argentina vicina alla coppa. Una rosa che naturalmente non contemplava più Diego Armando Maradona, ma che aveva aggiunto al suo interno giovani talenti come Hernàn Crespo, Javier Zanetti, Juan Sebastian Veron e Roberto Ayala.  
Ancora una volta gli argentini iniziarono col piede giusto, vincendo il girone eliminatorio a punteggio pieno con 7 gol fatti e nessuno subito. Che potesse essere l'occasione buona lo si incominciò a pensare quando l'Argentina superò gli ottavi di finale battendo ai calci di rigore un'altra squadra maledetta, quell'Inghilterra alla quale i talenti non mancavano. Però l'Argentina tornò a casa ai quarti, superata dall'Olanda (altra squadra maledetta, guarda un po' quanti incroci...) dopo una partita drammatica e dopo un palo che impedì a Battistuta di segnare il gol qualificazione. Dennis Bergkamp trafisse il cuore degli argentini a tempo quasi scaduto.

VAI AL FILMATO: Il gol di Bergkamp

SOUTH KOREA/JAPAN 2002

Nel 2002 la nazionale albiceleste sembrava ancora più forte rispetto a quelle del passato. 
Soprattutto perché in panchina sedeva quel Marcelo Bielsa considerato il miglior commissario tecnico possibile per quella squadra. 
Invece no. L'Argentina uscirà addirittura al termine del girone eliminatorio. L'Inghilterra compì la sua inutile vendetta eliminando di fatto gli argentini con una vittoria nella seconda partita. Argentina incapace di battere la Svezia nell'ultima partita e quindi a casa. Qualificazione inglese che servirà a poco vista la successiva eliminazione ai quarti. Ma di questo ne abbiamo già scritto.

VAI AL FILMATO: L'Argentina non riesce a battere la Svezia

DEUTSCHLAND 2006

Ai Mondiali del 2006 Argentina schiera un giocatore estremamente talentuoso, il più forte argentino al mondo dopo Maradona. Lionel Messi sembrava la punta di diamante che poteva portare la nazionale albiceleste alla coppa dopo 20 anni. 
In un girone considerato estremamente duro gli argentini vincono le prime due partite, la seconda con un punteggio roboante contro la Serbia Montenegro. 
L'ottimismo in casa albiceleste era alto anche se agli ottavi se la videro brutta contro il Messico. Contro la giovane Germania però giocarono una partita a due facce. Tanto da subire il pareggio tedesco a 10 minuti dalla fine. Per poi perdere ai rigori. Una vera maledizione.

VAI AL FILMATO: Argentina fuori dai mondiali tedeschi

SOUTH AFRICA 2010

Maledizione che 4 anni dopo si materializzerà di nuovo con con la maglia della Germania. Neanche il carisma di Maradona in panchina bastò a salvare gli argentini da una disfatta storica. 0-4 e argentini a casa.

VAI AL FILMATO: Argentini umiliati dai tedeschi

BRASIL 2014

Gli argentini non sanno più che pesci pigliare, hanno in squadra quello che viene universalmente considerato il miglior talento calcistico mondiale, forse uno dei migliori di tutti i tempi, ma non riescono ad andare a prendersi quella maledetta coppa. 
Quella dei mondiali brasiliani è storia recente. Un bel cammino fino alla finale e troppe occasioni mancate nella partita decisiva. Fino a subire la terza sconfitta consecutiva dai tedeschi, stavolta ai supplementari. E il loro miglior giocatore, Leo Messi, ancora una volta mancato trascinatore. 

COPA AMERICA

Il rigore alle stelle di Higuain
Nel frattempo l'Argentina aveva avuto il tempo di giocare 13 edizioni della Copa Amèrica dopo il 1986. Dopo aver vinto nel 1991 e nel 1993, vittorie che lasciavano presagire un lungo dominio continentale, la nazionale argentina è stata capace di arrivare in finale per ben quattro volte nelle ultime cinque edizioni, perdendole però tutte. Ben tre ai calci di rigore. Un'altra maledizione che non smette di tormentare i tifosi argentini.






VAI AL FILMATO: Il Cile vince la Copa America 2016 battendo l'Argentina ai rigori

RUSSIA 2018

Anche il 30 giugno 2018 si è compiuto l'inevitabile destino. Una federazione allo sbando che ha prodotto poco o nulla in questi ultimi anni, se non ripetuti cambi di guida tecnica, convocazioni spesso surreali, rinunce continue (per motivi astrusi) a calciatori che potevano essere utili alla causa, un girone di qualificazione sudamericano ai mondiali quasi sempre in retroguardia e biglietto staccato all'ultimo secondo dell'ultima partita. 

CONCLUSIONI

E c'era chi riusciva anche ad essere ottimista. Probabilmente, come aveva scritto qualcuno, una mancata qualificazione dell'Argentina agli ultimi mondiali sarebbe stata un'ottima occasione per poi ricostruire una federazione ed una nazionale. Ed anche un modo per evitare ulteriori illusioni ai tifosi.

Vai all'articolo del 6 ottobre 2017

E c'era persino qualcuno che, dopo la qualificazione agli ottavi di Russia 2018 acchiappata nel finale di una brutta partita, è stato capace di dire che "spesso la storia cambia in un attimo e che ora per l'Argentina sarebbe iniziato un nuovo mondiale". 
La partita con la Francia non è stata nient'altro che la conferma di ciò che avevamo già ripetutamente visto negli ultimi anni. Una storia maledetta.

E il perdono degli "Dei nel calcio" che tarda ad arrivare. 
Sarebbe il caso che Diego Maradona prima o poi si scusasse per ciò che fece 32 anni fa. Può darsi che qualcosa possa cambiare da quel momento in poi. 
Perché la protervia e la presunzione, unite alla furbizia e alla scorrettezza, non sono per forza sempre gradite.







giovedì 3 novembre 2016

DIECI DOMANDE SUL NAPOLI ATTUALE

Di seguito dieci affermazioni che sono un campione delle tante frasi ascoltate per strada dai tifosi, o per radio da alcuni commentatori e/o addetti ai lavori, o lette nei vari blog e siti dedicati al Napoli.

Chi vuole può commentare e aggiungere VERO, FALSO, oppure PARZIALMENTE VERO al commento.



1. De Laurentiis ha fatto male a rilasciare pubbliche dichiarazioni contenenti critiche "contro" Sarri 



2. De Laurentiis non ha mai cercato gli attaccanti di cui parlava. Ha mentito per mettere in difficoltà Sarri 



3. Maurizio Sarri fa bene ad aspettare prima di inserire i nuovi acquisti 









4. Manolo Gabbiadini non è da Napoli, non è adatto al gioco di Sarri e sarebbe meglio venderlo 


5. E' meglio che per un po' Insigne non giochi





6. Il Napoli prende troppi gol (e che gol) solo per la mancanza di Albiol 




7. Il Napoli ha difficoltà a fare gol solo per l'assenza di un vero attaccante centrale di ruolo



8. Il Napoli deve il suo momento negativo alla sfortuna, mentre la Juventus è molto fortunata


9. Le squadre avversarie si scansano contro la Juventus, mentre contro il Napoli fanno la partita della vita 




10. Il Napoli rischia seriamente di non qualificarsi agli ottavi di Champions League

giovedì 23 giugno 2016

TABELLONI SBILANCIATI E FORMULE ALTERNATIVE

IL TABELLONE SBILANCIATO

La prima fase degli Europei di calcio 2016 si è chiusa con un grande protagonista: il tabellone.
Normalmente il tabellone è un anonimo comprimario, soprattutto negli sport in cui è inviolabile tipo il tennis. Proprio in questo sport il tabellone è accettato senza alcuna discussione.

Tanto che se a Wimbledon 2016 si presentassero ad esempio Bjorn Borg e Pete Sampras, nonostante i 12 tornei vinti in due in passato, godrebbero si di una “Wild Card”, ma non sarebbero sicuramente tra le teste di serie.

Ciò per spiegare che in un torneo sportivo non deve contare solo ciò che è si è fatto nel passato, anche se questo passato è scritto nei libri di storia, ma l’effettivo livello di chi partecipa al momento della composizione del tabellone.
Ecco perché anche nel calcio è stato introdotto il concetto di testa di serie basato non più sulla storia passata, ma sul famigerato ranking, che meritocraticamente compone la graduatoria in funzione dei risultati recenti, evitando che le squadre migliori si affrontino tra loro all’inizio.

Il ranking non è mai stato ben digerito dal calcio italiano, in generale non si accetta fino in fondo che, nonostante la sua storia, fatta di quattro titoli Mondiali ed uno Europeo, la nostra nazionale si debba mettere in fila con le altre conteggiando solo i risultati più recenti.

Questo è ciò che avviene in tutti gli sport, per esempio nel ranking mondiale della pallavolo maschile nazionali come Serbia, Cuba e Giappone occupano posti oltre il decimo nonostante che in passato siano stati movimenti pallavolistici di riferimento e con una storia fatta anche di vittorie importanti.

Di contro c’è da dire che quando la nazionale italiana di calcio ha ottenuto risultati di rilievo, il ranking ha premiato il trend positivo con posizioni di vertice, quindi il ranking non è altro che il prodotto reale della meritocrazia dei risultati.

Infatti, tra il 1993 ed il 1995 l’Italia di Arrigo Sacchi ha navigato tra il 2° e il 4° posto, poi ha perso posizioni, tranne poi recuperarne tantissime nel 2000, chiuso al 4° posto. Ma non successe perché ci chiamavamo Italia e avevamo una storia, bensì per il 2° posto agli europei. Idem tra 2000 e 2006, anni in cui la classifica ci vide in retroguardia fino al titolo mondiale, che inaugurò una serie di annate nelle quali non scendemmo mai oltre il 4° posto.
Poi il declino del 2010 non fu causato da quei cattivoni della FIFA, ma dal disastroso mondiale sudafricano, anticipato tra l’altro da una serie di risultati negativi che iniziarono nella Confederations Cup del 2009.
La ripresa del 2012 arrivò naturalmente grazie alla finale europea, ma il 4° posto al mondo non fu poi mantenuto a lungo per colpa dei risultati ottenuti sul campo negli anni successivi.


La sesta posizione tra le partecipanti al campionato europeo, al momento del sorteggio di Parigi del 12 dicembre 2015, non fu opera di complottisti che tramavano alle spalle di noi poveri italiani, ma dei risultati di una nazionale che tra il 2009 e il 2015 è stata capace di perdere contro Costarica, USA, Slovacchia, Egitto, e pareggiare con Lussemburgo, Armenia e Nuova Zelanda in partite ufficiali o amichevoli.


Si è trattato di tutte prime volte per queste nazionali, che mai fino a quel momento avevano fatto risultato contro l’Italia, prime volte tutte concentrate in questi ultimi anni. 

Questi erano i fatti al momento del sorteggio, e lo stesso discorso è valso per tutte le nazionali partecipanti a Euro 2016 prima che i nomi fossero immessi nelle urne. 

Al momento della definizione dei gironi, tutte le nazionali hanno però dovuto scalare di una posizione (non solo l’Italia) per consentire al paese ospitante, la Francia, di essere tra le teste di serie. Tradizione di cortesia  sempre esistita in ogni manifestazione calcistica internazionale.
A tale scopo ricordo il ranking UEFA al momento del sorteggio (fonte UEFA del 14-10-2015)


Naturalmente l’assenza ad Euro 2016 di alcune nazionali, in primis l’Olanda, ha consentito ad altre partecipanti di scalare il tabellone verso l'alto.

Le squadre sono state poi sistemate nelle urne nell’ordine di classifica e sorteggiate come mostrato in basso (fonte: Wikipedia). Tra parentesi il ranking UEFA.


Le terze meglio classificate (quattro) erano destinate prima del sorteggio ad incontrare le vincenti dei gruppi da A a D già prima dell’abbinamento gruppi/squadre. Poi (a parte il gruppo A nel quale era stata inserita la Francia come paese organizzatore) solo il caso ha voluto che ai gruppi da B a D fossero associate proprio le tre squadre con il ranking migliore. E il caso è stato davvero democratico in quest’occasione...

A questo punto è doverosa una simulazione. Perché senza di essa non sarebbe possibile esprimere una valutazione sul tabellone dagli ottavi in poi.
Se i risultati dei gironi avessero rispettato perfettamente il valore in termini di ranking delle squadre al momento del sorteggio, il tabellone si sarebbe presentato nella seguente maniera:


Naturalmente le quattro migliori terze sarebbero state le 4 squadre con il ranking migliore in fascia tre. La sequenza delle terze ed i relativi accoppiamenti con le prime classificate è quindi legato alla sequenza ACDE.

Discorso del tutto teorico, perché ciò che conta è poi la meritocrazia, ovvero i risultati sul campo.
I risultati hanno fatto la differenza, perché chi ha preparato la disposizione delle squadre lo ha fatto seguendo un criterio e non poteva immaginare in quel momento uno stravolgimento totale di posizioni in ben 4 gruppi su 6.

Per pura curiosità rivediamo in basso il tabellone reale (fonte Wikipedia)


Lamentarsi ed avanzare sospetti diventa puro chiacchiericcio. In questi giorni troppe volte ho risentito la frase di Giulio Andreotti “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”, tanto da far percepire il tabellone quasi come una macchinazione.

FORMULE ALTERNATIVE

E’ però lampante che anche un tabellone che avesse rispettato perfettamente la posizione in classifica delle 16 squadre non avrebbe reso abbastanza giustizia a chi meglio si è comportato nei gruppi di qualificazione.
Perché la debolezza della formula di Mondiali ed Europei di calcio risiede proprio nell’azzeramento di tutti i risultati precedenti. Le prime nei gironi non hanno alcun vantaggio, tanto da stuzzicare spesso calcoli poco etici di convenienza nell’ultima partita.
L’esempio di altri sport ci potrebbe venire in soccorso, anche se un torneo di calcio è molto più faticoso di uno di basket o volley, e quindi il numero di partite deve essere giocoforza limitato. Quindi nel calcio è molto difficile raggruppare le squadre in nuovi gironi di semifinale in cui si conservano parzialmente i risultati ottenuti nella prima fase.

STILE MONDIALI DI PALLANUOTO

La pallanuoto ci da però un primo aiuto: nei tornei mondiali la prima in classifica di ogni girone passa direttamente ai quarti, mentre le seconde e le terze si sfidano in un playoff incrociato per accedere a loro volta ai quarti.

Nel caso degli Europei di calcio a 24 squadre si potrebbe procedere come segue: 
  • In ogni girone si qualificano le prime due 
  • Le sei squadre classificatesi al primo posto in ogni girone si metterebbero a confronto. 
  • Le quattro migliori prime salterebbero gli ottavi di finale, mentre le restanti due insieme alle sei seconde comporrebbero il tabellone del play-off/ottavi di finale, lasciando alle due prime classificate il vantaggio di giocare contro le due peggiori seconde. 
  • Le quattro vincenti sfiderebbero poi le 4 prime qualificatesi direttamente, costruendo poi un tabellone dai quarti di finale in poi basato sui risultati ottenuti nella prima fase.
I vantaggi sarebbero l’assenza di ripescaggi, la maggiore meritocrazia nella composizione del tabellone, visto che le squadre lotterebbero maggiormente per ottenere il primo posto nel girone con il maggior numero di punti possibile, dato che la differenza può valere un turno in meno da giocare.
Il grande svantaggio sarebbe il minor numero di partite (quattro), fattore verso il quale c’è una grandissima sensibilità di organizzatori e televisioni.

STILE PLAY-OFF CAMPIONATO ITALIANO DI SERIE B

In tutte le manifestazioni (mondiali ed europei) un minimo di meritocrazia potrebbe però essere applicata anche nel modo seguente, molto più diretto e fattibile del precedente.
Ispirandosi al regolamento dei playoff della Serie B italiana, si potrebbe abolire la discriminante dei rigori alla fine dei supplementari, almeno negli ottavi di finale. Ovvero, se alla fine dei tempi supplementari dovesse persistere il pareggio, la squadra meglio classificata nella prima fase passerebbe al turno successivo.
Mentre negli scontri prime vs. terze, e prime vs. seconde la differenza di classifica è palese, nelle due sfide tra seconde (due in totale) varrebbero numero di punti e differenza reti come parametri per stabilire la squadra meglio classificata.
I vantaggi sarebbero una maggiore importanza alla fase eliminatoria, che durante la fase a gironi eviterebbe alle squadre già qualificate di snobbare la terza partita che potrebbe valere il primo posto nel girone, poi negli ottavi di finale ad eliminazione diretta le squadre peggio classificate non avrebbero più nessun interesse a tirare avanti difendendosi solo per arrivare ai rigori.
Lo svantaggio sarebbe invece quello di annullare (solo negli ottavi però) lo spettacolo nello spettacolo dei calci di rigore, fase della partita ad alto tasso di emotività, e che siamo ormai abituati a vedere.


Tutto ciò che può migliorare lo spettacolo non deve mai penalizzare la meritocrazia. E purtroppo le grandi manifestazioni calcistiche hanno spesso permesso a squadre che hanno giocato malissimo la prima fase di arrivare molto avanti nel torneo.

I casi dei mondiali del 1986 (il Belgio, migliore squadra tra le terze classificate, arrivò in semifinale), 1990 (l'Argentina, migliore terza, giunse poi in finale, vincendo tra l’altro due gare ai rigori), e 1994 (l'Italia, peggiore tra le terze ripescate, fu poi finalista) non devono essere dimenticati e restare come esempio di una formula non abbastanza equa. 

Qualcuno controbatterà che questo è il bello del calcio.
Ma io non ne più sono così sicuro…