martedì 28 maggio 2019

Sarri e la Juventus. Vincerà la professionalità o il sentimento?


Comunque vada a finire la storia della corte della Juventus per Sarri (notizia che ormai si sa essere vera, e non inventata da giornalisti anti-napoletani, o da cattivoni che volevano far soffrire i nostalgici del “Comandante”), è uscita definitivamente allo scoperto la distanza siderale che esiste tra le convinzioni di molti tifosi e la realtà. Lo sconcerto, la quasi disperazione e il rifiuto di un mondo reale, fatto prima di tutto di professionalità e di occasioni da cogliere, si tocca con mano. E non è successo ancora nulla. Almeno niente di ufficiale fino ad oggi.

Una faccenda che, se dovesse concludersi con l’ingaggio di Sarri da parte dei bianconeri, riproporrebbe il teatrino di “amore & tradimento” già visto dopo l’addio di Higuain. Tutto condito dall’arrivo delle troupe televisive pronte a fiondarsi nei “vicoli di Napoli” per far divertire i telespettatori non napoletani con l’immancabile nuova puntata di “core ‘ngrato”.

Il paradosso partenopeo è costituito principalmente dal fatto che ancora tanti tifosi sono certi al 100% che Sarri, per il suo carattere e le sue convinzioni, non accetterà mai una proposta della Juventus. E, allo stesso tempo, a causa della sua  immagine pseudo-rivoluzionaria e anti-sistema, sarebbe troppo lontano dalle logiche della società bianconera. Come se la Juventus, in tutta la sua storia, non avesse mai dato dimostrazioni di pragmatismo quando necessario.
E dimenticando che nel calcio, come nello spettacolo, spesso si cerca di dare una immagine di sé che possa compiacere il proprio pubblico, ma che magari non rispecchia fino in fondo le proprie convinzioni. O che a volte nella vita si faccia di necessità virtù. E il Sarri allenatore del Chelsea ha già dimostrato come si possa gestire la propria immagine in funzione dell’ambiente in cui si lavora.


Qualsiasi discorso improntato alla logica però non basta, tanto che la sicumera di tanti tifosi li porta ad essere convinti che, proprio per l’amore che nutre per Napoli, Sarri andrebbe ovunque, ma mai alla Juventus. Oppure che Sarri di notte non dorma, arrovellato dal dubbio se accettare o meno un eventuale proposta di Agnelli, Nedved e Paratici. Al massimo, se proprio fosse costretto ad andare alla Juventus (così scrivono in tanti sui social), lo farebbe solo per fare il contestatore interno e denunciare tutte le malefatte della società bianconera.

Un mix romantico-utopistico-sentimentale un po' ridicolo. 
Credo sia difficile che, in presenza di una reale proposta della Juventus, un allenatore come Sarri (se libero dal Chelsea) possa tirarsi indietro. Sicuramente non per i motivi che molti tifosi napoletani si illudono possano essere alla base di un eventuale gran rifiuto del “Comandante”.

Il calcio cuore e sentimento, se è mai esistito, è finito da un pezzo. Ammesso e non concesso che i sentimenti che Maurizio Sarri affermava di nutrire per il Napoli e Napoli fossero sempre stati sinceri e reali. I cosiddetti calciatori bandiera, spesso portati come esempio dell'attaccamento alla maglia, come Del Piero, Totti e De Rossi, sono sì rimasti nelle loro squadre del cuore, ma lautamente ricompensati da ingaggi da capogiro.
Spesso ben oltre i valori di mercato.

Aspettiamoci di tutto. Anche se quello che stiamo leggendo ed ascoltando dimostra ancora una volta, se mai ce ne fosse bisogno, che in fondo Kolarov tutti i torti non aveva...

Roberto Liberale

domenica 9 settembre 2018

ZONA 3 SPORT - Prima Puntata

Da un'idea di Luigi Gallucci, direttore della testata giornalistica Sportflash24, e di Michele Pisani, direttore della testata giornalistica Footballweb.it, nasce  una nuova iniziativa web. Un forum, che si svolge sotto la forma di video-chat, che dà voce all'opinione di alcuni operatori dell'informazione, coadiuvati da blogger e appassionati.
Il primo appuntamento del forum, che proseguirà con cadenza settimanale, è stato dedicato a quattro tra i "trending topic" della scorsa settimana.
Questo Blog, da me gestito, ha avuto l'onore di essere invitato ad esprimere la propria opinione su tali argomenti, il cui contenuto troverete in basso.
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Nota stampa “Meeting del 7 settembre 2018” svolto in videochat su temi a carattere sportivo nazionale e internazionale

Hanno partecipato:

Luigi Gallucci, direttore testata giornalistica Sportflash24 
Giuseppe De Silva, direttore Unica Channel Tv 
Andrea Cardinale, giornalista “Next Gen” 
Roberto Liberale, blogger 
(pagina web “Il Cabezon” http://ilcabezon.blogspot.com/ ) e collaboratore
testata giornalistica “Il Napolista” (pagina web https://www.ilnapolista.it/author/roberto-liberale/ e https://www.ilnapolista.it/)
Rosario Frattini, assiduo commentatore blog 
(principalmente “Bloooog!” di Fabrizio Bocca, pagina web http://bocca.blogautore.repubblica.it/ )


ARGOMENTO N° 1 / PRIMI 14 ANNI DI AURELIO DE LAURENTIIS ALLA GUIDA DEL CALCIO NAPOLI: LE CONTESTAZIONI FEROCI AL PRESIDENTE AZZURRO HANNO DELLE REALI FONDAMENTA ? SE SÌ, DI CHE TIPO: TECNICHE, AMBIENTALI, SOCIALI O ECONOMICHE?


FRATTINI: È importante ricordare che le contestazioni sono iniziate sin dal primo giorno della gestione De Laurentiis. Contestazioni ingiustificate alla luce dei risultati sportivi (ripetuti con una continuità sconosciuta nella storia del Napoli) e soprattutto economici di una società ripartita dal fallimento.
Come persona che segue il Napoli sin dagli anni '60 posso affermare che questo è il miglior periodo della storia azzurra. Negli anni ho visto avvicendarsi vari presidenti, dal mecenate Lauro fino al giorno d’oggi.
De Laurentiis è forse il primo vero presidente-imprenditore”.

CARDINALE: “A mio avviso le contestazioni sono ingiustificate. In molti non si sono resi conto di quanto il calcio sia cambiato. Sarebbe utile per molti leggere qualche nozione di micro e macro-economia, prima di mettere in atto certe contestazioni. 
Il presidente del Napoli ha fatto grandi investimenti non riconosciuti da determinati tifosi e, al tempo stesso, la squadra non ha mai smesso di essere in lizza per gli obiettivi sportivi”.

DE SILVA: “Resta giusto muovere delle critiche, rispettando però il lavoro delle persone.
Molte contestazioni sono strumentali. De Laurentiis ha condotto sin dall'inizio una battaglia per liberare le curve da personaggi equivoci e tutto ciò ha avuto - e sta avendo - un costo. Proprio quelle frange incendiano la guerra contro il presidente. In ogni caso, De Laurentiis è stato imprenditorialmente ineccepibile. 
Lascio solo un paio di critiche da annotare. In primis, per il bene della squadra, bisognerebbe curare meglio un'interfaccia tecnica interna. In seconda istanza, ma l’elemento non è affatto di secondaria importanza, reputo che sarebbe opportuno migliorare l’ambito mediatico che ruota quotidianamente intorno alla squadra e alla società”.

LIBERALE: “Le domande che farei io a tutti i detrattori sono: ‘Cosa sarebbe cambiato se DeLa avesse ascoltato le chiacchiere di tifosi e opinionisti cosiddetti ‘anti-pappone’ ?
I top player, ammesso e non concesso che fossero venuti a Napoli, avrebbero portato a vincere lo scudetto con certezza? E …cosa sarebbe successo nel frattempo al bilancio?’. La mia opinione in merito è che magari il numero di titoli sarebbe rimasto lo stesso di quello attuale e la società sarebbe andata in crisi.
Infine sottolineo che non solo non c'è riconoscenza, che è un sentimento nobile, ma neanche alcun riconoscimento del lavoro fatto dalla Società Calcio Napoli in questi 14 anni. E sono quasi certo che, in caso di scudetto nella stagione 2017/18, la società non ne avrebbe ricevuto alcun merito, che invece sarebbe andato esclusivamente all'allenatore Maurizio Sarri, colui che “avrebbe fritto il pesce con l’acqua”, come si suol dire nel nostro dialetto.
Insomma, mi sembra che De Laurentiis, qualsiasi cosa faccia, sbagli. Al di là dei suoi limiti caratteriali e degli errori sicuramente commessi”.

GALLUCCI: Secondo me non hanno fondamento, perché, prima di aprire bocca, basterebbe ricordare i record storici battuti da questo Napoli di ADL (2004-2018) e paragonarli ai risultati ottenuti dalla SSC Napoli dal 1926 al 2004. 
Oltre ai trofei vinti durante il periodo di Diego Armando Maradona (2 scudetti, una coppa Uefa, 1 coppa Italia e 1 supercoppa nazionale), il solo record particolare di cui si poteva vantare il Napoli calcio, rispetto a tutte le altre squadre, era l'essere stato l'unico club a vincere la coppa Italia in quanto formazione militante in Serie B. Correva l’anno 1962.
Naturalmente, va anche detto che il Napoli, attraverso i risultati dell’era pre-De Laurentiis, è riuscito ad entrare tra le 8 squadre italiane appartenenti a quello che definirei ‘Club Slam’, nel quale farei rientrare tutte quelle che hanno vinto, almeno una volta, i tre trofei italiani e almeno una Coppa Europea Uefa dal 1955 ad oggi. Oltre al Napoli, però, in questo ‘Club Slam’, ci sono la Juventus, l'Inter, il Milan, la Roma, la Fiorentina, la Sampdoria e la Lazio. Insomma, di originale, di ‘unico’, c’è solo la ‘coccarda tricolore’ del 1962. 
Dal canto suo, il Napoli dell’era De Laurentiis, unico presidente azzurro partito dalla C e salito fino agli onori della qualificazione in Champions, ha scritto alcune pagine che è importante sottolineare. In Serie A la sequenza di vittorie consecutive in un unico campionato era di 8 successi ed era stata stabilita dalla squadra capitanata da Maradona nella stagione 1987-88, quella dell’amaro 2° posto alle spalle del Milan di Sacchi. Tale primato è stato battuto dal team di Mr. Sarri, che ha portato la serie a 10 vittorie di fila nella stagione 2017-18, esattamente 30 anni dopo. Un calciatore del Napoli, Diego Maradona, deteneva il record di 115 gol in gare ufficiali col Napoli. Sotto l’era De Laurentiis capitan Marek Hamsik ha superato questa barriera, arrivando, ad oggi, a quota 120, ma tale cifra potrebbe essere migliorata, naturalmente. Nelle precedenti gestioni il miglior risultato in Coppa Campioni del Napoli era il piazzamento agli ottavi di finale della stagione 1990/1991 (con eliminazione ai calci di rigore contro lo Spartak Mosca). Sotto la presidenza De Laurentiis sono state 2 le qualificazioni agli ottavi di finale della massima competizione europea per squadre di club, con eliminazioni ad opera dei futuri vincitori del trofeo (Chelsea nel 2012 e Real Madrid nel 2017). Rimanendo in tale contesto-Champions, mai prima del 2016 il Napoli aveva partecipato all’evento per 3 anni consecutivi (e non è detto che non possa allungare la serie). Sotto la presidenza De Laurentiis ciò si è verificato (stagioni 2016-17, 2017-18, 2018-19). 
Passiamo all’ambito Nazionale. Su 7 stagioni di Serie A in cui il Napoli, dal 1926 ad oggi, è arrivato 2°, ben 3 sono state ‘targate ADL’. Su 2 supercoppe italiane, 1 è stata messa in bacheca con il patron azzurro attuale. Nella coppa nazionale, su 5 trofei vinti, 2 sono stati portati a casa dall’attuale gestione societaria. Inoltre, se si contano i titoli italiani assegnati dalla FIGC dall’anno solare 2012 ad oggi, ben 14 sono stati conquistati dalla Juve (7 scudetti, 4 coppe nazionali e 3 supercoppe), mentre gli altri sono andati al Napoli (3, due coppe nazionali e una supercoppa), alla Lazio (2, una coppa Italia e una supercoppa) e al Milan (1 supercoppa). 
A corollario di ciò, va notato che il calciatore argentino Gonzalo Higuain, al termine della stagione 2015-16, ha stabilito, con la maglia del Napoli, il record storico assoluto di reti segnate in Serie A nell’arco di un campionato a girone unico (ben 36), superando, in questa specifica graduatoria, il precedente primato di 35 reti dello svedese Gunnar Nordhal, che resisteva dal lontano 1950.
Al confronto, in questi ultimi 6 anni, società del calibro di Roma e Inter sono restate a ‘zero tituli’, come direbbe Jose Mourinho.
E dunque, se questi risultati, frutto di un’ attenta gestione amministrativa, debbono essere criticati ferocemente, allora c’è qualcosa che non funziona all’esterno della SSC Napoli”.


ARGOMENTO N° 2 / BOTTA E RISPOSTA: CHI VINCERÀ LO SCUDETTO 2018-2019?

FRATTINI: Juventus
DE SILVA: Napoli
GALLUCCI: Juventus
LIBERALE: Juventus
CARDINALE: Juventus


ARGOMENTO N° 3 / I FLOP DELLA SETTIMANA


Us Open Tennis 2018, la caduta di Roger Federer


GALLUCCI: Fondamentalmente Roger Federer ha perso perché incontrare a 37 anni negli ottavi di finale un cosiddetto pallettaro come l’australiano John Millman, n° 55 Atp, in un match al meglio dei 5 set, costa una enorme fatica, che a quell'età può creare problemi di tenuta fisica e mentale, soprattutto se le condizioni climatiche fanno registrare grande umidità, come lo stesso King Roger ha dichiarato nella conferenza stampa post-partita”.


CARDINALE: Credo che Federer abbia perso principalmente per una questione anagrafica”.

DE SILVA: L'umidità è la principale nemica dei giocatori anziani. Quella presente a New York ha messo KO Federer, però penso che Roger sull’erba di Wimbledon, ambito di gioco in cui le condizioni tecniche e climatiche sono a lui più congeniali rispetto a cemento e terra rossa, possa ancora esprimersi bene ”.

FRATTINI: “D'accordo con Cardinale. Anche la superficie di Flushing Meadows è più impegnativa a quella età. E con quel caldo ha finito per sfavorire Roger Federer”.

LIBERALE: “Non mi stupirei di un ritiro di Federer a breve. Magari dopo la vittoria del prossimo Australian Open”.


Formula 1, la sconfitta delle favoritissime Ferrari al Gp di Monza 2018


GALLUCCI: “Flop assolutamente inatteso per me, se penso al fatto che in Formula 1 la Ferrari ha un immenso patrimonio storico, tecnico e culturale che avrebbe dovuto materializzarsi nel giusto modo anche nell’ultimo Gp di Monza. Tutto ciò, invece, non si è assolutamente visto. E questa cosa mi preoccupa”.

CARDINALE: La monoposto di quest'anno è buona. Forse Sebastian Vettel è inadatto a portare alla vittoria questa macchina, perché sente un po’ troppo la pressione psicologica, a differenza del suo avversario diretto Lewis Hamilton su Mercedes. Kimi Raikkonen, invece, è un ottimo uomo squadra, ma nulla più. Poi, se fossi in Arrivabene, certi proclami inopportuni li eviterei”.

FRATTINI: “Sinceramente non riesco a fare il tifo per un’automobile. La Formula Uno non mi appassiona”.

DE SILVA: “Sebastian Vettel subisce la pressione che gli arriva da Hamilton. Avrebbe fatto meglio a lasciarlo passare in partenza per poi provarci dopo. Anche la tempistica del cambio gomme di Raikkonen credo sia stata errata. Credo che il Mondiale sia ancora recuperabile, dando però il massimo possibile”.

LIBERALE: “C’è una lunghissima storia di errori della Ferrari nella fase finale del campionato e di troppi mondiali persi per questi errori. Soprattutto quando la Ferrari era punto a punto con altre squadre, se non costretta ad inseguire.
Nel contempo Raikkonen è un pilota mediocre in questa sua fase di carriera, capace di non vincere neanche un Gran Premio in questa sua seconda esperienza in Ferrari e, soprattutto, incapace di togliere punti agli avversari della Ferrari, come invece fa Bottas su Mercedes con gli avversari di Hamilton.
Gli errori del muretto Ferrari a Monza sono stati lampanti e ne ho contati almeno quattro: strategia di squadra assente, tentativo inutile da parte di Vettel di sorpassare Hamilton in quello spazio e in quel frangente iniziale, gomme sbagliate a Vettel nel cambio forzato al primo giro, tempistica del cambio gomme di Raikkonen.
Non mi bevo la dichiarazione di Arrivabene circa il gioco di squadra. Il gioco di squadra lo ha inventato la Ferrari, e non mi pare che ci siano stati scrupoli in passato a far sacrificare i secondi piloti quando si chiamavano Massa, Barrichello o Irvine. E addirittura Gilles Villeneuve fu un fedele scudiero di Scheckter nella cavalcata trionfale di Monza 1979.
Per quanto riguarda l’inadeguatezza di Vettel, di cui parla Andrea Cardinale, non mi sento di essere d’accordo al 100% sulla suddivisione delle responsabilità. Il tedesco sente la pressione, ma non dimentichiamo che anche di Alonso si disse lo stesso. Si vede che la squadra non è sufficientemente serena e sicura di sé.
In ogni caso, a mio avviso, il mondiale difficilmente sarà recuperabile”.

ITALIA / NOTA STAMPA 8 SETTEMBRE 20



lunedì 16 luglio 2018

QUELLI CHE LA FRANCIA NON HA FATTO NULLA E HA VINTO SOLO GRAZIE ALLA FORTUNA


Premetto che si tratta di un dato meramente statistico, quindi ognuno lo prenda come vuole. Ma l’aritmetica è uno dei migliori metodi per fare comparazioni, sicuramente meglio delle percezioni e dei pregiudizi.

Il Ranking FIFA, così come lo conosciamo, esiste dal 1993.
Ho quindi comparato gli ultimi 7 mondiali e ho confrontato il percorso delle 7 squadre vincitrici nella fase ad eliminazione diretta attraverso la forza IN QUEL MOMENTO (no blasone, no tradizione).

Bene, ecco la tabella. Leggerete di seguito:
edizione, squadra campione, poi le sue avversarie a ritroso e la loro posizione nella classifica mondiale un mese prima del mondiale.
Alla fine, la somma del ranking delle squadre eliminate dalla squadra campione (più è basso questo numero e più la squadra campione ha eliminato avversarie potenzialmente forti in quel dato momento storico).

Il percorso nella seconda fase delle ultime sette squadre campioni del mondo


Qualsiasi metro di giudizio va bene, a patto che lo stesso sia uniforme per tutte le edizioni dei mondiali prese in esame.

Il mondiale col percorso vincente più elevato (tra gli ultimi sette) è stato quello appena terminato. Numeri simili quelli della Spagna del 2010. Quello col percorso più “leggero”? Il mondiale vinto dall'Italia nel 2006.

Per la cronaca, la Croazia (ranking 20), per arrivare in finale ha battuto l'Inghilterra (ranking 12), la Russia (ranking 70), la Danimarca (ranking 12).

Inoltre, in termini di vittorie contro squadre con un ranking superiore, la Francia è (tra le squadre vincitrici) l'unica (insieme alla Francia del 1998) ad averne battute due nella seconda fase.

Le squadre battute, lo ricordo, vanno considerate in quel preciso momento. Per esempio, nonostante il suo blasone, la Germania 2006 non era assolutamente la stessa Germania del 2014.

Ma senza voler sminuire nessuno, per carità.
Però chi lo fa ora nei confronti della Francia, per favore rilegga i numeri.

PS: la Francia ha eliminato nella fase ai gironi Perù (11) e Australia (37). La Croazia ha fatto fuori Islanda (18) e Nigeria (52). Il Belgio ha eliminato Panama (53) e Tunisia (23). L’Inghilterra uguale al Belgio.
Il Brasile? Serbia (34) e Costarica (26)



lunedì 9 luglio 2018

IL MONDIALE DELLE OUTSIDER. OPPURE NO?


Il mondiale delle outsider?
Questo è il refrain che si legge e si ascolta in attesa delle semifinali.
Eppure Belgio, Francia, Inghilterra e Croazia si sono presentate al mondiale di Russia con un ranking niente male. Rispettivamente il 3°, il 7°, il 12° e il 20°. Hanno sicuramente approfittato di alcuni vantaggi del tabellone, ma hanno comunque espresso un calcio moderno e dinamico.

Il gol coreano che elimina la Germania

Ma ciò non è bastato a molti appassionati che hanno fatto trasparire la loro delusione per il fatto che tutte le quattro grandi favorite della vigilia, Germania, Brasile, Spagna e Argentina (12 titoli in quattro), siano rimaste fuori dalla competizione troppo presto. Una cosa  mai avvenuta nella storia dei mondiali. 



Inoltre era dal 1966 che alle semifinali non si presentavano quattro squadre che insieme avevano totalizzato appena due titoli mondiali.
Ma ciò è troppo poco per sminuire questi mondiali. Il calcio cambia, progredisce, ed è necessario capire quale fosse la reale forza di ciascuna squadra prima dell’inizio della manifestazione russa.

Mbappè. nuova star del calcio francese

In particolare, al di là delle percezioni o dei dati soggettivi, come ad esempio il valore di mercato di ciascuna nazionale (per inciso la rosa più “cara” è quella della Francia, con circa 47 milioni di euro), c’è un parametro che potrebbe rappresentare l’ago della bilancia del valore di ciascuna squadra.


Questo parametro è l'esperienza dei calciatori di ogni nazionale a disputare gare di alto profilo e l'abitudine di vincere con le proprie squadre di club.

Un rapido studio delle rose delle quattro semifinaliste mostra uno scenario interessante.
La Francia ha nella sua rosa ben 18 calciatori che nella scorsa stagione hanno militato in squadre che hanno giocato in Champions League (a partire dalla fase a gironi). Seguita da Belgio con 17, Inghilterra con 16 e Croazia con 8.
Di contro le grandi favorite avevano numeri analoghi. Spagna e Germania 18 calciatori, Germania con 16 e Argentina con 13.

Griezmann, vincitore dell'Europa League
Però la Francia ne ha altri 4 che hanno giocato l’ultima Europa League, così come 6 ne ha la Croazia, 2 l’Inghilterra e 1 il Belgio. Mostrando di fatto che le rose di tutte le quattro semifinaliste sono ricche di calciatori con esperienza internazionale, quantomeno nelle coppe europee, vero banco di prova per i calciatori del XXI secolo. Esperienza pari se non superiore a quella dei calciatori delle quattro storiche favorite.

In effetti la Spagna aveva in rosa altri 3 calciatori che avevano giocato nell’ultima Europa League, stesso numero della Germania. L’Argentina ne aveva 2 e nessuno il Brasile.

Può bastare questa mera contabilità a stabilire un indice di esperienza e abitudine alle sfide di alto livello?
Probabilmente no.
Ecco che ci viene in aiuto il punteggio UEFA per discriminare chi tra i protagonisti di questo mondiale giocava in squadre che hanno fatto una stagione di alto livello e chi invece ha giocato in squadre che non hanno fatto una vera differenza con le altre.

Assegnando pedissequamente a ciascun giocatore presente nelle rose delle otto squadre prese in esame gli stessi punti UEFA della squadra di club in cui ha giocato nel 2017-18, la classifica che verrebbe fuori sarebbe la seguente:
  1. Spagna 538
  2. Francia 450
  3. Brasile 421
  4. Germania 417
  5. Inghilterra 375
  6. Belgio 332
  7. Argentina 295,5
  8. Croazia 263,5



Già da questo primo prospetto si nota che l’Argentina, contrariamente a quanto si pensa comunemente, non aveva una rosa con molti calciatori abituati ai successi europei.
Ma i numeri di questa classifica sono troppo generici.
È necessario raffinarli ulteriormente.

Sarà a questo punto indispensabile esaminare chi effettivamente è entrato in campo in questo mondiale, ed analizzare come è andata quest’ultima stagione per la squadra di provenienza di ciascuno.
Tutto ciò servirà a costruire in maniera meno empirica un “indice di esperienza nelle coppe europee” e un “indice di abitudine alle gare di alto livello”.

Per il primo indice si calcola per ciascun giocatore (effettivamente entrato in campo in Russia 2018) un primo coefficiente di presenza ai mondiali pari a: 
  • 1, se il calciatore ha giocato dall’inizio alla fine
  • 0,75, se il giocatore è stato sostituito
  • 0,25, se il calciatore è subentrato·          

In questo modo la somma dei coefficienti di tutti i calciatori farà sempre 11.

Questo coefficiente va poi moltiplicato per un altro coefficiente, frutto delle partite giocate in Champions League ed Europa League.
Il numero di partite (dalla fase a gironi in poi) va diviso per 10 nel caso della Champions e per 15 nel caso dell’Europa League.
Il risultato darà l’indice di esperienza nelle coppe per ciascun calciatore. La somma dei coefficienti dei calciatori presenti in campo restituirà un indice generale della squadra per ciascuna partita.

INDICE DI ESPERIENZA NELLE COPPE 2017-18


Squadra
Partita 1
Partita 2
Partita 3
Partita 4
Partita 5
MEDIA
Francia
9,87
9,67
10,07
9,67
9,77
9,81
Inghilterra
8,45
7,75
7,36
8,40
8,58
8,11
Belgio
7,28
7,25
6,78
7,55
7,80
7,33
Croazia
7,58
7,54
5,29
7,54
7,86
7,16

Confrontiamo ora questa tabella con quella delle quattro squadre favorite.

INDICE DI ESPERIENZA NELLE COPPE 2017-18


Squadra
Partita 1
Partita 2
Partita 3
Partita 4
Partita 5
MEDIA
Spagna
11,93
11,95
11,58
11,78
-
11,81
Germania
11,05
10,82
10,25
-
-
10,71
Brasile
9,95
9,33
8,93
9,18
8,78
9,23
Argentina
6,80
6,30
6,65
7,60
-
6,84

Si nota subito come sia Spagna che Germania abbiano messo in campo, nelle loro partite, gente molto esperta nelle coppe internazionali, almeno per l'edizione 2017-18.
Però si nota anche come il coefficiente esperienza del Brasile sia addirittura leggermente inferiore a quello dei francesi.
E si nota come i calciatori inglesi siano meno sprovveduti di quanto qualcuno poteva pensare.
La papera di Caballero contro la Croazia

La tabella ci mostra infine quanto le squadre schierate da Jorge Sampaoli, nelle quattro partite dell’Argentina, fossero formate da calciatori molto meno avvezzi alle competizioni europee rispetto alle altre big.




Se poi depuriamo i dati delle quattro semifinaliste dai coefficienti acquisiti nella terza giornata (si può notare quanto turnover sia stato fatto, in particolare dalla Croazia, già qualificata e virtualmente prima nel girone già dopo la seconda partita), il gap tra le semifinaliste e le ex favorite si riduce ulteriormente.

Passiamo ora al secondo parametro preso in esame: il punteggio UEFA.
Il nostro “indice di abitudine alle gare di alto livello” è ottenuto moltiplicando il coefficiente di presenza in campo per il punteggio UEFA della squadra in cui si è militato nell'ultima stagione.
Maggiori saranno stati i successi della propria squadra di club, più alto sarà il punteggio.

INDICE DI ABITUDINE ALLE GARE DI ALTO LIVELLO 2017- 2018



Squadra
Partita 1
Partita 2
Partita 3
Partita 4
Partita 5
MEDIA
Francia
238,25
230,25
213,5
230
234
229,20
Inghilterra
196,5
176,25
169,25
196,25
199,5
187,55
Belgio
159,75
154
142
173,5
184,5
162,75
Croazia
168,25
169,25
113
169,25
173
158,55

Stavolta il turnover nella terza partita è molto evidente. Confrontiamo questi dati con quelli delle quattro favorite.

INDICE DI ABITUDINE ALLE GARE DI ALTO LIVELLO 2017-2018



Squadra
Partita 1
Partita 2
Partita 3
Partita 4
Partita 5
MEDIA
Spagna
290,5
291,75
283,25
286,75
-
288,06
Germania
252,5
237,5
223,5
-
-
237,83
Brasile
232,25
219,5
209
213,75
204
215,70
Argentina
149,75
138,5
155,875
174,5
-
154,66

Si nota come le squadre messe in campo da Lopetegui e Loew fossero ricche di calciatori vincenti. Ma ciò non è bastato.

In ogni caso le quattro semifinaliste hanno a loro volta numeri di altissimo livello.
Eliminiamo la terza partita (inutile e piena di rincalzi per tutte le quattro semifinaliste) per avere dei dati più omogenei.

INDICE DI ABITUDINE ALLE GARE DI ALTO LIVELLO 2017-2018



Squadra
Partita 1
Partita 2
Partita 3
Partita 4
Partita 5
MEDIA
Francia
238,25
230,25
-
230
234
233,13
Inghilterra
196,5
176,25
-
196,25
199,5
192,13
Croazia
168,25
169,25
-
169,25
173
169,94
Belgio
159,75
154
-
173,5
184,5
167,94

Il croato Modric, campione
d'Europa col Real Madrid
Nelle partite decisive la Croazia ha messo in campo il suo meglio in termini di esperienza ed abitudine a vincere. Cosa che l’Argentina ha fatto solo negli ottavi di finale, come si può rilevare in tabella. Ma forse era troppo tardi.

In sostanza le quattro squadre superstiti, seppur meno blasonate rispetto alle quattro favorite alla vigilia dei mondiali, sono formate da calciatori di valore, con un'ottima esperienza nelle coppe europee ed anche abbastanza abituati alle grandissime sfide, visti i club di appartenenza.




Un ultima osservazione riguardo il turnover.
Le quattro semifinaliste hanno tutte fatto turn-over (più o meno ampio) alla terza partita, facendo riposare alcuni uomini chiave.
Probabilmente affaticarsi senza sosta in campo prima o poi stanca.
Soprattutto in una manifestazione di un mese.
E far riposare qualcuno può sembrare strano a molti tradizionalisti ("squadra che vince non si cambia..."), ma è saggio.